Laura Mancinelli.
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Attentato alla Sindone.
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2000. Giulio Einaudi Editore, TORINO.
ISBN 88-06-15589-x.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Torino, tramonto di un giorno d'aprile. Carmine Bauducco, docente di Storia delle religioni, si affaccia alla finestra del suo studio, guarda la Mole Antonelliana, aspira il profumo dei fiori.
Come sempre. Ma c' qualcosa d'insolito nell'aria, qualcosa che copre il profumo dei fiori e spinge Bauducco a guardare oltre la Mole. In questo giorno d'aprile, il Duomo di Torino  andato a fuoco, e nell'incendio  stata distrutta la cappella della Sindone. Fortunatamente, il Sacro Lenzuolo  salvo. Ma chi ha desiderato un simile scempio? e a quale scopo? distruggere la Sindone?
mascherarne il furto? e la reliquia era o non era nel suo scrigno, al momento del rogo? Per rispondere a queste domande, Carmine e Priscilla, una giovane germanista, si improvvisano investigatori: le loro indagini, dilettantesche e svagate ma non prive di intuitivit e grinta, li portano a misurarsi con alleati ambigui come un
giornalista del maggior quotidiano cittadino e con nemici magnetici come un nuovo templare, a percorrere le gallerie che nel sottosuolo disegnano una Torino nascosta...
Tra riunioni massoniche segrete all'Accademia delle Scienze e gite nelle Langhe, rapimenti e sipari comici, Laura Mancinelli intesse un giallo coinvolgente e ironico e offre una soluzione romanzesca, eppure inquietante, a un caso importantissimo e ancora irrisolto della cronaca contemporanea.
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L'AUTRICE.
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Laura Mancinelli (Udine 18 dicembre 1933, Torino 7 luglio 2006), dopo un soggiorno di quattro anni a Rovereto dove visse la prima infanzia, la famiglia si trasfer a Torino.  
Figlia di un impiegato della Banca dItalia e di una insegnante di matematica delle Superiori, consegu la maturit al liceo classico "Cavour" di Torino. 
All'Universit di Torino, dove conobbe Claudio Magris, studi letteratura tedesca con il professor Leonello Vincenti. 
Si laure nel 1956 in lettere moderne con una tesi dal titolo Conrad Ferdinand Meyer, poeta epico lirico. Negli anni seguenti il dottorato insegn per tredici anni nella scuola media, continuando sempre a interessarsi e a lavorare sulla cultura tedesca medievale. Negli anni settanta lasci la scuola media per insegnare filologia germanica all'Universit di Sassari, dove conobbe il collega ispanista Cesare Acutis. A Sassari si ferm due anni poi, chiamata a Venezia dal germanista Ladislao Mittner, nel 1976 ottenne la cattedra di storia della lingua tedesca all'Universit Ca' Foscari. Nellanno accademico 1980-1981 fece ritorno a Torino e alla sua cattedra di filologia germanica che tenne fino al 1994. 
E' stata una germanista, medievista, traduttrice e scrittrice italiana, ha scritto numerosi saggi di storia medievale e romanzi storici. 
Ha pubblicato presso Einaudi: Il messaggio razionale dell'avanguardia, I dodici abati di Challant, Il fantasma di Mozart, Il miracolo di santa Odilia, Gli occhi
dell'imperatore, I tre cavalieri del Graal, Raskolnikov, Il mistero della sedia a rotelle, Killer presunto e Persecuzione infernale, (questi ultimi costituendo tre episodi dei Casi del capitano Flores), Il principe scalzo.
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Attentato alla Sindone.
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Questo  un romanzo, anche se trae spunto da un fatto realmente accaduto che, tra l'altro,  anticipato arbitrariamente all'ora del tramonto. Trama e personaggi sono inventati.
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Indice.
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1. Una serata infausta.
2. ...ma il peggio doveva ancora venire.
3. Il giorno dopo.
4. Priscilla Pampieri.
5. Il punto della situazione.
6. Uno strano incontro.
7. L'ipotesi di Carmine Bauducco.
8. Nella Curia vescovile.
9. La lezione del professor Bauducco.
10. Camilla e Napoleone.
11. All'Accademia delle Scienze.
12. La merenda sinira.
13. La mappa del sottosuolo.
14. E tutto si risolse nel migliore dei modi.
15. La lettura della mappa.
16. Pausa di riflessione.
17. L'entusiasmo.
18. Preparativi.
19. Nel sottosuolo.
20. Incontri sotterranei.
21. Fine del percorso.
22. Il rapimento.
23. In commissariato.
24. L'articolo di Ciro Cerfoglio.
25. Il valoroso giornalista.
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Fine Indice.
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Capitolo 1.
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Una serata infausta.
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Il professor Carmine Bauducco chiuse con un sospiro
la porta dietro lo studente appena uscito dal
suo studio, l'ultimo dell'ora di ricevimento, che come
ogni settimana aveva luogo il venerd dalle diciassette
alle diciotto. Dopo aver discusso di Storia
delle religioni, la sua materia d'insegnamento,
dissipando dubbi, ribadendo concetti particolarmente
ostici o correggendo informazioni peregrine
d'accatto, il sospiro con cui chiuse la porta dietro
l'ultimo dubbioso era di soddisfazione: una soddisfazione
mista al piacere di essere finalmente solo
nel suo studio e alla prospettiva di leggere per una
mezz'oretta qualcosa per s, qualcosa che amava
davvero, che lo rilassava dalla fatica della giornata
e lo predisponeva a una serata di calma letizia
intellettuale. Estrasse dal cassetto della scrivania
l'edizione latina delle opere di Dionigi l'Areopagita.
Una cartolina illustrata segnava la pagina a cui
era arrivata la lettura del giorno precedente; Bauducco
apr il libro a quel segno, e gi pregustava
l'immersione nel labirinto intellettuale del pensiero
antico, quando gli venne l'idea di aprire la finestra.
Perch non far entrare l'aria dolce del tramonto
primaverile, che al quinto piano di Palazzo
Nuovo giungeva abbastanza depurata dall'inquinamento
cittadino e dai rumori del traffico?
Fu cos che si alz e and a spalancare il grande
finestrone che teneva tutta la parete dello studio,
una stanza invero assai ristretta ma rivolta a ovest.
Il professor Bauducco, nato a Torino da padre piemontese
e madre meridionale, aveva sempre considerato
una fortuna avere lo studio esposto a occidente
anzich a oriente: cos, proprio davanti ai suoi
occhi svettava la Mole Antonelliana. Un monumento
di cui si poteva dire tutto quello che si voleva
ma che lui, abituato a vedere fin dalla nascita,
amava di quell'amore appassionato che cela i difetti
ed esalta i pregi. Dietro la Mole, in lontananza,
apparivano anche le due cupole del Guarini, quella
di San Lorenzo e quella del Duomo, meglio conosciuta
come cupola della Sindone, la sua preferita:
i giochi di luce che l'estroso architetto aveva ricavato
dalle finestre triangolari, grazie a studi matematici
che sfioravano la magia, erano insuperabili.
Inoltre l'esposizione a occidente gli offriva la vista
del tramonto, e il tramonto per lui era bello in
ogni stagione e con ogni tempo, col sereno e con
la nebbia, con i colori dell'autunno e la levit della
primavera, e persino con l'afa opaca di luglio.
Ma quel giorno s'era d'aprile, e il cielo era stato
sempre sereno, l'aria tiepida e mossa dalla brezza
che trascinava lievi nuvolette nell'impalpabile trasparenza
dell'azzurro.
Apr la finestra e respir a pieni polmoni, aspettando
di sentirseli invadere dal profumo delle spiree.
Nessun profumo giunse alle sue narici. Strano.
Che fossero gi sfiorite? Si sporse a guardare
l'aiuola sottostante, e le vide. C'erano, con i rami
dolcemente piegati dal peso dei fiori che nascondevano
tutte le foglie. Perch non ne percepiva il
profumo? Anzi, continuando ad aspirare col naso
attento, gli parve di distinguere un odore strano,
sgradevole, inquietante. Odore di fumo? Odore
di bruciato? Guard subito la Mole. No, non bruciava.
La Mole era salva. Guardando meglio, credette
di vedere che il fumo veniva da pi lontano,
da oltre Palazzo Reale: si sarebbe detto che venisse
da dietro. Un soffio di vento pi forte port una
zaffata di fumo inconfondibile, di incendio. Ma
che cosa andava a fuoco?
Mentre chiudeva precipitosamente la finestra
per impedire di entrare al fumo che, arrestato dalla
mole rettangolare di Palazzo Nuovo, si avvolgeva
in spirali sempre pi spesse, mormor apprezzamenti
non lusinghieri all'indirizzo di quelli
che, in qualche cortile del centro storico, probabilmente
stavano bruciando copertoni d'automobile
o rifiuti, incuranti della puzza che diffondevano
all'intorno.
Si sedette alla scrivania dov'era aperto il volume
da cui voleva leggere qualche passo, ma non
trov la necessaria concentrazione. E intanto pensava
che quella sera lo avevano defraudato della
primavera, dei profumi e dei colori che rendevano
ancora bello il cielo di Torino e gli suggerivano
pensieri d'amore. Il professor Bauducco non avrebbe
saputo dire per chi, anche se qualche sguardo
muto sembrava talvolta parlargli... Le sue riflessioni
furono interrotte da un accesso di tosse stizzosa
provocata dal fumo acre che penetrava attraverso
le fessure della finestra chiusa.
- Maledizione! Ma che cosa diavolo bruciano
per fare tutta questa puzza? - domand pi a s
che ad altri, dal momento che era solo. Chiuse il
libro e lo ripose nel cassetto, prese la giacca a vento
dall'attaccapanni e usc sbattendo la porta.
Quello che riempiva il corridoio a pianterreno
non era il solito affollarsi all'uscita prima della
chiusura, quanto un movimento caotico e affannoso,
un gran vociare da cui non emergevano frasi
o parole distinte, ma grida e richiami confusi di
persone agitate, che si spingevano e urtavano per
guadagnare la scalinata esterna. Un po' con le sue
gambe, molto pi trascinato e spintonato, Carmine
Bauducco si trov anche lui a scendere i larghi
gradini che portavano al marciapiede di via
Sant'Ottavio. Poi, per sfuggire alla calca che sempre
gli era molesta, s'incammin verso via Verdi,
la quale appariva tutta sgombra. Ma quando la raggiunse,
cap perch non ci passava nessuno: era
transennata, e le transenne erano sorvegliate da vigili
urbani dall'aria grintosa.
- Che cosa  successo? - chiese a quello che gli
parve pi mansueto.
-  andato a fuoco il Duomo, - fu la laconica
risposta.
- Il Duomo? Ma come  possibile? Com' accaduto?
Il vigile gli rivolse uno sguardo vuoto, si strinse
nelle spalle e non disse nulla.
Poich tutta la folla si dirigeva verso via Po, e
lungo via Po verso piazza Castello, Carmine Bauducco
scelse anche lui quel percorso. Dire scelse
 un eufemismo, perch in realt fu trascinato
dalla corrente che vociando fluiva verso il luogo
dell'incendio, le cui avvisaglie giungevano sempre
pi chiare e sinistre. Quando arriv in piazza Castello
spinto dalla folla, il professor Bauducco non
avrebbe saputo dire quanti passi aveva fatto con i
piedi suoi e quanti con quelli altrui. E non per sua
volont si trov imprigionato contro un transennamento
metallico, sorvegliato da militari, che lasciava
perfettamente vuota la piazza in cui, a sirene
spiegate, passavano mezzi antincendio e altre
macchine di servizio.
Sentendosi schiacciare dalla folla che premeva
contro la barriera metallica e temendo per le sue
costole, il professor Bauducco si diede a sgomitare
all'indietro, per rientrare nel folto della gente e
raggiungere i portici. Aveva rinunciato ad avvicinarsi
al Duomo, e voleva arrivare per la via pi
breve alla sua abitazione, in piazza Statuto, per
aver notizie dell'incendio dalla televisione. Sempre
trascinato pi che camminando con le sue gambe
sotto le arcate dei portici, si trov in via Pietro
Micca: poco male, dal momento che via Garibaldi,
che sarebbe stato il percorso pi breve verso
casa sua, era anch'essa rigorosamente transennata.
In via Pietro Micca la folla andava diradandosi:
per la maggior parte si muoveva in senso contrario,
cio verso piazza Castello, dove sperava di
vedere qualche cosa e di avere notizie pi precise
sull'incendio del Duomo.
Carmine Bauducco pot finalmente respirare.
Si palp petto e costole per constatare eventuali
danni e riprese a camminare con le sue gambe, facendo
attenzione a evitare coloro che correvano in
senso opposto e che nella fretta avrebbero potuto
travolgerlo: il professore era uomo esiguo, se pur
dotato di solida cultura. Mentre camminava sotto
i portici con passo veloce ma misurato, vide davanti
a s, a una decina di metri di distanza, la sua amica
Camilla che traballava, visibilmente affaticata
dal fagotto che reggeva sulle braccia. La natura del
fagotto gli era ignota, ma doveva trattarsi di cosa
piuttosto pesante, considerata l'andatura della donna.
Allung il passo e la raggiunse, deciso a liberarla
del fardello, ma prov un brivido di terrore
quando scopr che il fagotto era Napoleone, il
bizzosissimo cagnetto di Camilla. Ormai era troppo
tardi. Le parole fatali gli erano gi sfuggite di
bocca:
- Ciao, Camilla, posso aiutarti?
Non aveva finito di pronunciarle che ne era pentito.
Infatti la donna con un semplice: - Grazie,
Carmine, non ne potevo pi, - gli aveva scodellato
sulle braccia la bestiola. Ovvero un cagnetto
che, oltre a essere bizzoso, viziato e per sua natura
molto aggressivo, nutriva una particolare antipatia
per il professor Bauducco.
- Perch non pu camminare come tutti gli altri
cani? - chiese lui, che aveva qualche difficolt
a procedere tenendo la testa rovesciata all'indietro
per proteggere il naso dai morsi di Napoleone.
Tentativi velleitari pi che morsi, se vogliamo, dal
momento che per l'et avanzata il cagnetto aveva
perso quasi tutti i denti, e l'uomo stava ben attento
a non lasciare il suo naso alla portata dei pochi superstiti.
- Non voglio che me lo pestino, - rispose Camilla;
- non vedi che questi sciagurati non guardano
dove mettono i piedi?
Il guaio era che anche Carmine camminava senza
guardare dove metteva i piedi, e non per sua distrazione,
ma appunto per salvarsi il naso dai canini
della bestiola. Cos calpest qualcosa di ignobile
e scivoloso e perse l'equilibrio. Naturalmente,
per non finire disteso nell'immonda poltiglia, lasci
andare il cane: lui riusc a mantenersi in piedi,
ma Napoleone con un guaito fugg lungo il portico,
e la sua padrona lo insegu cercando di calmarlo
con i vezzeggiativi pi dolci: - Tesoro mio!
Amore! Povero cocco, che cosa ti hanno fatto?
Vieni dalla mamma...! - I passanti guardavano indignati
Carmine, quasi fosse un delinquente, un
ladro di cagnetti indifesi o peggio. Qualcuno mormor
persino un Ben ti sta, alludendo alla scarpa
imbrattata che il suo proprietario cercava invano
di pulire sul bordo del marciapiede.
Abbandonando Camilla all'inseguimento del cane,
Carmine raggiunse il pi rapidamente possibile
la sua abitazione. Figuriamoci se mi viene in
mente di rapire un botolo come quello, - mormorava
tra s. - I cani non mi piacciono, e se proprio
ne volessi uno me lo sceglierei pi bello e di miglior
carattere. Cos brontolando, entr nel suo
appartamento in piazza Statuto, lato sud, e accese
il televisore.
 
Capitolo 2.
... ma il peggio doveva ancora venire.

Quello che gli mostr il telegiornale lo agghiacci
fin nel profondo dell'animo. Un rogo immenso
e furioso stava divorando la cappella della Sindone,
in alto sul Duomo. La cupola del Guarini
era tutta avvolta in fiamme perversamente voraci.
Forse quella cupola non , o meglio, non era, la pi
bella di Torino, forse nemmeno la pi bella tra
quelle del Guarini - qualcuno preferisce la cupola
di San Lorenzo -, ma era certamente quella pi
amata da Carmine, e forse anche dall'architetto
che l'aveva costruita. Era stata una delle sue prime
opere torinesi, commissionata da Vittorio Amedeo
di Savoia proprio per custodirvi la preziosa reliquia:
il sacro lenzuolo in cui sarebbe stato avvolto
Cristo dopo la deposizione per asciugarne sudore
e sangue, rimasti impressi nel lino a disegnare le
linee del corpo e del volto.
In quella cupola il genio e la sfrenata fantasia
del Guarini si erano alleati per costruire una meraviglia
unica al mondo, almeno a giudizio di Carmine
Bauducco, che non perdeva occasione di salire
la lunga scalinata di marmo nero in fondo a destra
nel Duomo per godersi lo spettacolo della luce
riflessa dalle finestre triangolari, tutte di spessi cristalli
molati: come diamanti, pensava lui, che
giocavano incredibilmente coi raggi del sole, raccogliendoli
alla fonte di provenienza e rimandandoli
alla finestra opposta, e la traevano fuori dall'ombra
verso la luce. La molatura del bordo rifrangeva
il fascio luminoso spaccandolo in miriadi di raggi
che andavano a colpire tutte le finestre della
cupola, in modo che nessuna rimanesse nel buio e
il sole ne risultasse per cos dire moltiplicato. Quel
fenomeno risaltava di travolgente bellezza quando
il sole, nel cielo di Torino, all'alba e al tramonto
s'inclinava e feriva la cupola di fianco. Carmine
era convinto che il Guarini, da quel sottile matematico
che era, avesse calcolato l'effetto pi appariscente
e magico, quando i raggi del sole erano
al crepuscolo del mattino e della sera. E lui preferiva
visitare la cupola al tramonto, perch non gli
piaceva alzarsi presto al mattino.
Adesso era l, seduto davanti al televisore, a
guardare allucinato l'incendio che divorava la
sua cupola, le vetrate che esplodevano per il
gran calore, l'intelaiatura metallica che si accartocciava
e si ripiegava su se stessa. I getti d'acqua
che i pompieri dirigevano dal basso parevano lambire
le fiamme come spruzzi di pistole giocattolo,
e il fuoco li prosciugava senza venirne offeso. Ogni
tanto la telecamera si abbassava a riprendere il viavai
dei mezzi di soccorso, l'affaccendarsi di uomini
con casco e tuta antincendio che formicolavano
nella piazza del Duomo. Un affannarsi tanto frenetico
quanto, almeno apparentemente, inutile.
In tutto quel tramestio si vide un vigile del fuoco
uscire di corsa dalla cattedrale. Tra le mani reggeva
la teca d'argento in cui era racchiusa la Sindone.
Fu accolto da grida di giubilo, mentre lo
speaker diceva Almeno il sacro lenzuolo  salvo
e raccontava che il pompiere, sfidando audacemente
le fiamme, era giunto fino all'altare della reliquia
e aveva rotto con l'ascia d'ordinanza il duro
involucro che proteggeva lo scrigno d'argento.
Poi la telecamera torn a inquadrare l'incendio
della cupola, e a Carmine il cuore si restrinse come
una mela vizza. Corse alla finestra che dava
sulla piazza e guard verso il Duomo: non poteva
vedere la cupola, tuttavia scorse il cielo rosseggiante
di fuoco e qualche lingua di fiamma che sovrastava
i tetti delle case di fronte, nella notte ormai
buia.
Forse il campanello suonava gi da tempo, ma
lui non lo udiva. Lo ud quando il dito che premeva
il pulsante non se ne stacc per qualche minuto,
trasformando la scampanellata in una sirena
d'allarme. Allora sobbalz sulla poltrona col cuore
in tumulto, e gli ci volle un po' di tempo per
rendersi conto che si trattava soltanto del campanello
di casa sua. And ad aprire e si trov di fronte
Camilla. Senza cane, come pot constatare con
una rapida occhiata.
- Hai visto che disastro? - disse lei entrando.
Carmine annu in silenzio. Non aveva parole per
esprimere la sua disperazione.
- Ma per fortuna la Sindone  salva, - aggiunse
Camilla sedendosi davanti al televisore. - Per
fortuna.
Lui non rispose: parlare, in quel momento, era
l'ultima cosa di cui aveva voglia. Pensava che il miracolo
della cupola del Guarini, quello, era perduto
per sempre.
- Lo so, - continu Camilla, - tu pensi alla cupola
del Guarini. L'amavi tanto...
- Non solo io Carmine aveva finalmente trovato
il fiato per parlare. - Non solo io. Era qualcosa
di magico. Lo sai che Mozart quando venne
a Torino, e aveva solo quindici anni, di fronte a
quei giochi di luce annot una serie di contrappunti
che pi tardi sarebbero tornati in pi di un
suo componimento? Lo sai? E adesso, se anche
potranno ricostruire la struttura della cupola, chi
potr ridare vita a quelle luci? che erano frutto di
studi matematici, effetti fisici raffinati e geniali
creati per mezzo delle vetrate?
Dopo quello sfogo, cadde tra loro un pesante silenzio.
Nessuno dei due aveva pi nulla da dire.
Le immagini si susseguivano sul video ormai sempre
uguali, ripetitive, deprimenti. Camilla, che abitava
nello stesso palazzo, se ne and, e Carmine
rimase davanti al televisore come in trance.
 
Capitolo 3.
Il giorno dopo.

Si ritrov il mattino seguente in una via Garibaldi
deserta e desolata, in cui ristagnava il fumo
acre dell'incendio e un odore di acqua ferruginosa;
se ne vedeva persino qualche traccia sul selciato,
dove evidentemente erano passati gli automezzi
dei pompieri.
Non si era neppure coricato quella notte; si era
assopito davanti al televisore acceso, per quanto
tempo non avrebbe saputo dirlo. Si sentiva la bocca
impastata, le labbra aride, gli occhi brucianti
per il sonno e il fumo. Era un risveglio quello? o
non piuttosto il persistere di un incubo?
Si era destato dal sopore, improvvisamente, al
ronzio del televisore che trasmetteva qualcosa che
non capiva, n lo interessava. Lo aveva spento e
si era affacciato alla finestra, da cui nella notte
aveva osservato il rosseggiare dell'incendio che
riempiva il cielo a nord, verso il Duomo: da quella
parte ristagnava ancora un grigiore sinistro con
venature rossastre. Non aveva potuto resistere
all'impulso di scendere in strada, avviarsi verso
piazza Castello per avvicinarsi il pi possibile al
luogo dell'incendio. Via Garibaldi era stata liberata
da transenne e altri impedimenti, ma non ci
passava nessuno: i negozi erano ancora chiusi. Forse
era troppo presto: s, certo, il suo orologio faceva
le sette. A quell'ora la gente dormiva, o si preparava
il caff stando in pigiama, con gli occhi gonfi
di sonno. Anche i suoi occhi erano gonfi. Di sonno,
di fumo, di orrore. E non aveva preso neppure
un caff, n aveva cenato la sera precedente.
A un tratto vide un uomo che veniva verso di
lui, camminando ciondoloni come fosse ubriaco o
non si reggesse in piedi per la stanchezza. Infatti
era un redattore di cronaca che abitava vicino a
lui, in qualche traversa di piazza Statuto.
- Non mi reggo in piedi, - disse il giornalista
quando si incrociarono. - Tutta la notte in redazione,
a raccogliere notizie. Se riesco ad arrivare
a casa, mi butto sul letto e dormo fino a domani.
- E qualche novit c', qualche notizia sulle cause
dell'incendio? - chiese Carmine, ridestato a improvvisa
curiosit.
- Niente di nuovo, - rispose il giornalista, riprendendo
il suo cammino barcollante. - Anzi,
una novit c'. Tutta da ridere, se in questa faccenda
ci fosse qualcosa da ridere. Lo scrigno d'argento
che il pompiere ha eroicamente messo in salvo,
era vuoto!
- Come, vuoto? E la Sindone? - grid Bauducco
al giornalista. Ma quello si era gi allontanato
con il suo passo incerto, e forse non ud la domanda,
o non volle rispondere. Oppure, a quell'ora del
mattino, con la stanchezza che aveva addosso, non
gliene importava niente.
Il professor Bauducco giunse in piazza Castello,
anch'essa deserta: tutte le transenne erano state
rimosse, ma l'accesso al cortile di Palazzo Reale,
e quindi al sottoportico che lo collegava al Duomo,
era chiuso. D'altra parte li il fumo ristagnava
pi denso e acre, e si scorgevano ombre che si muovevano
attorno ai loro attrezzi, come fantasmi in
un mondo irreale. Carmine rimase qualche minuto
con le mani aggrappate alla cancellata sotto le
statue a cavallo di Castore e Polluce, e poi si avvi
tristemente per via Po, alla ricerca di un bar
aperto e in direzione del suo studio a Palazzo Nuovo.
Dove giunse intirizzito dall'aria fredda e umida
del mattino, con in gola il sapore del fumo che
ristagnava in tutto il centro di Torino e che il gramo
caff di un barista assonnato non era riuscito
a sconfiggere.
Si ferm dietro la vetrata del suo studio a guardare
il cielo bigio, in cui neppure le rondini avevano
voglia di volare. Doveva essere ancora stravolto,
perch non si accorse, a un certo punto, di
parlare con la Mole Antonelliana, che stava proprio
li, davanti alla sua finestra.
- Tu sai quanto ti amo, - diceva, - al punto che
non vedo pi i tuoi difetti, e non saprei neppure
dire se ne hai. Sarebbe una disperazione per me
se, venendo qui una mattina, non ti trovassi al tuo
solito posto come un'amica fedele. Eppure... quasi
non oso confessartelo, ma perdonami se te lo dico:
spero che tu mi capisca. Guardando l'incendio
che questa notte ha distrutto la cupola del Guarini,
pensavo che avrei preferito se quel fuoco avesse
distrutto te. Perdonami, ti prego, e cerca di capirmi.
- Chi  che deve perdonarti e cercare di capirti?
- chiese una voce alle sue spalle. Bauducco si
volt di scatto, e vide la giovane collega di Filologia
germanica che aveva lo studio di fronte al suo.
Lo aveva sentito parlare, e attraverso la porta lasciata
semiaperta si era resa conto che Carmine era
solo, davanti a una finestra chiusa.
- Niente, niente... - si scherm l'interpellato.
- Facevo delle considerazioni sull'incendio di questa
notte. Siediti pure, se vuoi.
- Ah, - fece la ragazza, - mi pareva che chiedessi
perdono a una donna di qualche tuo tradimento...
- No no, niente del genere. Devi aver capito male.
Ho passato la notte senza coricarmi, e forse non
formulo bene il mio pensiero. Carmine si allontan
dalla finestra e si sedette alla sua scrivania.
- Sono molto stanco e abbattuto.
- Lo siamo tutti, credo. Ma hai visto? La Sindone
 salva! - disse la ragazza con entusiasmo.
- Credi davvero? Stamattina, mentre venivo
qui, ho incontrato un cronista della Stampa, e
mi ha detto che lo scrigno d'argento portato in salvo
dal vigile del fuoco  risultato vuoto. La Sindone
non c'era.
- La Sindone non c'era? - si stup la collega.
- E dove pu essere?
Bauducco si strinse nelle spalle e non rispose
nulla.
- Ma ti rendi conto che se  vera, questa  una
cosa gravissima? - continu la donna. - E significa
che qualcuno aveva progettato in precedenza di
trafugarla e poi incendiare la cappella perch risultasse
distrutta nell'incendio?
- Eh, come corri! - cerc di frenarla lui. - Prima
di fare ipotesi avventate bisogna appurare se
la notizia  vera. Sai, ho visto quel giornalista mentre
rientrava a casa all'alba, dopo una nottata in
redazione, e non mi  parso molto padrone di s.
Barcollava persino, poteva anche aver bevuto...
hai guardato sulla Stampa se si dice qualcosa in
proposito?
- Non si dice niente. Ma come tu sai, certe notizie
non le divulgano subito. Anzi, a volte non le
divulgano mai.
-  vero, - ammise il professor Bauducco con aria
distratta. - E ti dir che sono cos stanco e abbattuto
per questa disgrazia, che non riesco a dare il
giusto peso alla notizia. E sono digiuno da ieri a
mezzogiorno. Non pensi che sia il caso di riflettere
con calma, dopo almeno una colazione?
 
Capitolo 4.
Priscilla Pampieri.

Cos si chiamava la giovane ricercatrice di Filologia
germanica che aveva fatto veemente irruzione
nel malinconico abbattimento di Carmine Bauducco.
E ora, dopo un'abbondante colazione, gli
sedeva di fronte, al di l della scrivania, fremente
in attesa che il suo interlocutore uscisse da quella
forma di assenza emotiva da cui neppure cornetto
e cappuccino erano riusciti a richiamarlo. Poich
l'attesa si prospettava lunga e il poveraccio non dava
alcun segno di ripresa, Priscilla tent di scuoterlo:
- Carmine, dobbiamo fare qualcosa.
- Ah s? e che cosa? - Come reazione non era
un gran che.
- Le prime indagini avrebbero stabilito che l'incendio
 partito dalle soffitte di Palazzo Reale, dove
era installata una cucina provvisoria. Dovevano
allestire una cena di gala per degli ospiti stranieri
in un salone del palazzo.
- Frottole! - si limit a commentare Carmine
Bauducco.
- Perch ne sei tanto sicuro?
- Perch sono passato in piazza Castello, stamattina,
e camminando lungo la cancellata dei
Dioscuri, che era chiusa, ho potuto vedere che il
tetto di Palazzo Reale non  stato distrutto. Se l'incendio
fosse partito di l, passato al Duomo e salito
alla cupola del Guarini, almeno gran parte del
tetto di Palazzo Reale sarebbe andata a fuoco. 
pi facile che qualche frammento infuocato sia caduto
dall'alto e abbia creato un focolaio nelle soffitte.
Una cosa di poco conto.
- I giornali fanno anche un'altra ipotesi: che la
causa sia stata un corto circuito dovuto ai lavori di
restauro in Duomo.
- Altra frottola. I corto circuiti oggi non esistono
pi, perch scatta immediatamente il dispositivo
che disattiva il flusso di corrente. C' in
tutte le abitazioni private, figuriamoci se non c'
dove si fanno restauri, in chiese e musei. Senza
contare che quando si interrompono i lavori per la
notte, si staccano tutti i contatti. E a parte i lavori
di restauro, immagino che quando si chiudono
le porte del Duomo la sera, qualcuno spenga l'impianto
elettrico.  una precisa disposizione dei vigili
urbani per tutti i musei, le gallerie d'arte e i
luoghi dove si trovano beni pubblici. Quindi anche
il Duomo.
- E allora? - chiese perplessa Priscilla.
Carmine Bauducco sollev il mento e allarg le
braccia, come a dire che lui la risposta non l'aveva.
Ed era vero. Per essere precisi, la risposta non
l'aveva nessuno. Forse le indagini proseguivano
alacremente, ma con tale discrezione che al pubblico
non giungeva nessuna notizia credibile, solo
quelle che il professor Bauducco aveva definito
frottole, come il corto circuito o i fornelletti
scaldavivande nelle soffitte di Palazzo Reale. Evidentemente
si voleva far pensare che l'incendio
avesse una causa accidentale e non dolosa, come
tutti, tutti quelli almeno che avevano a cuore i monumenti
della citt, tendevano a credere. Ma a un
certo punto il professor Bauducco diede voce alla
sua sinistra tesi:
-  stato un incendio doloso.
- Doloso? - ripet Priscilla con un'ombra di
dubbio nella voce. - E chi potrebbe avere interesse
a distruggere i beni cittadini? Dei vandali
da strada?
- Dubito che dei vandali da strada abbiano voglia
di arrampicarsi fino alla cappella del Guarini
per darle fuoco.
- Qualcuno potrebbe essersi fatto chiudere nel
Duomo la sera, nascondendosi per esempio in un
confessionale, ed essere poi salito tranquillamente
alla cappella della Sindone.
- E tu pensi che nel Duomo di Torino non ci sia
un dispositivo di allarme? E in ogni caso non sarebbe
un vandalo da strada, altrimenti non avrebbe
mirato proprio alla cappella del Guarini, dove
era custodita la Sindone. Quelli che tu chiami
vandali da strada in genere imbrattano muri,
monumenti anche, oppure rompono cose a portata
di mano. In questo caso tutto lascia pensare che
ci sia dietro un'organizzazione. E mi sembra anche
impossibile che uno abbia fatto tutto da solo.
Priscilla parve riflettere, poi azzard:
- Fondamentalisti islamici? Potrebbero essere
stati loro. Sono sempre molto organizzati.
- Non dire sciocchezze, Priscilla! I fondamentalisti
islamici uccidono, buttano bombe, ma non
se la prendono con le reliquie. E poi c' una cosa
che non mi convince in tutta questa storia: se uno
si  fatto chiudere la sera in Duomo per dar fuoco
alla cappella del Guarini, come ha fatto poi a
uscire?
- Mescolandosi alla folla nella confusione seguita
all'incendio.
- Non poteva esserci folla n confusione. Tutte
le vie d'accesso al Duomo erano transennate e
sorvegliate. Credi che sarebbero potuti uscire inosservati,
gli incendiari?
- Supponiamo che l'incendio non sia stato scoperto
subito. Chi ha appiccato il fuoco, dopo essersi
accertato che aveva preso, potrebbe essere
uscito in fretta dalla porta principale come un visitatore
qualsiasi.
- Ma era sera. E le porte del Duomo erano gi
chiuse.
- Hai ragione, non ci avevo pensato. Sai che ti
dico? Che  un bel pasticcio! E la storia della teca
vuota, sar vera?
Carmine Bauducco si era alzato con l'evidente
intenzione di uscire.
- Andiamocene, Priscilla. Ho una gran confusione
in testa, e se vogliamo fare un discorso serio
su questa faccenda, dobbiamo pranzare e riposarci.
Non mi sono neppure coricato questa notte.
 
Capitolo 5.
Il punto della situazione.

Il luned, finite le lezioni e congedati gli studenti,
Carmine e Priscilla sedevano nello studio
del professore, uno di fronte all'altra, guardandosi
negli occhi: intendevano fare il punto della situazione.
- Dunque, - cominci la ragazza, - le cose stanno
cos: il fuoco ha distrutto la cappella della Sindone...
- E la cupola del Guarini, - aggiunse Carmine
Bauducco.
- E la cupola del Guarini, - riprese Priscilla, - lasciando
pressoch intatti, o lievemente danneggiati,
i tetti del Duomo e di Palazzo Reale. E questo
significa che l'incendio non  partito n dagli scaldavivande
sistemati nelle soffitte di Palazzo Reale,
n da un corto circuito in Duomo.
- Come le prime notizie ufficiali volevano far credere,
- intervenne Carmine che, rifocillato e riposato,
aveva ritrovato tutta la grinta della sua logica.
- Quindi, - continu la ragazza, - l'incendio 
partito dalla cappella della Sindone. Domanda:
pu essere accidentale? Ci sono ceri sull'altare della
reliquia?
- Non mi pare. Penso che siano stati sostituiti
con lampadine elettriche, come in tutti i luoghi dove
ci sono opere d'arte.
- Allora dobbiamo partire da zero. Non sappiamo
neppure se l'obiettivo degli incendiari fosse la
reliquia o la cupola del Guarini.
Il professor Bauducco rimase alquanto pensoso.
Fissava la sua interlocutrice, ma certo non la vedeva.
C'era un'idea fissa nella sua mente, che stava
lentamente prendendo forma:
- Priscilla, hai letto i giornali stamattina?
- S, ho dato una scorsa alle notizie sull'incendio,
tanto per vedere se c'era qualcosa di nuovo.
- Parlano dello scrigno vuoto? del fatto che la
Sindone non c'era, nella teca d'argento?
- Assolutamente no. Era proprio quello che cercavo.
Ma nessun accenno, neppure tra le righe.
- Mhm... lo sospettavo. Quindi la notizia  falsa,
o viene tenuta nascosta. Dobbiamo partire di
qui. Anzitutto appurare se quel cronista ha detto
la verit o s' inventato una frottola, confuso e
stanco com'era. Ora ti do il suo numero di telefono -.
E si mise a sfogliare un libriccino nero.
- A me? Io neanche lo conosco. E amico tuo, no?
- Non  un amico, solo un conoscente. Ecco, ho
trovato: si chiama Ciro Cerfoglio e abita vicino a
casa mia. Il numero di telefono ...
- Un momento. Io non lo conosco. Come credi
che possa presentarmi? Buongiorno, mi chiamo
Pinco Pallino, vorrei sapere se  vero quello che ha
raccontato a un mio amico sull'assenza della Sindone
dalla sua teca o se  una frottola? Quello,
se va bene chiude subito la comunicazione, e se va
male mi copre di insulti.
Il professor Bauducco riflett per qualche secondo,
poi ammise:
- Hai ragione. Telefoner io e gli annuncer una
tua visita.
Priscilla cominciava ad agitarsi.
- Perch devo andarci io che non lo conosco?
Non sarebbe meglio che ci andassi tu?
- Perch sei una donna, e in certe cose le donne
sono pi brave degli uomini. E poi non ti interessa
conoscere un cronista del maggior quotidiano
cittadino?
- No, non mi interessa. Ma se proprio devo andarci...
avanti, fa' questa telefonata e fissami un
appuntamento.
Una sibillina segreteria telefonica si limit a dire
che l'utente era fuori casa per lavoro. Il professor
Bauducco fece allora un tentativo che considerava
disperato: telefon al centralino della
Stampa. Per un raro colpo di fortuna fu messo
in comunicazione con Ciro Cerfoglio, il quale disse
perentoriamente che era bloccato in redazione
tutto il pomeriggio, e se qualcuno voleva parlargli
doveva recarsi alla sede del giornale.
 
Capitolo 6.
Uno strano incontro.

A Priscilla Pampieri non dispiacque l'idea di andare
a piedi alla sede del quotidiano, attraversando
nella sua lunghezza tutto il parco del Valentino
nella fresca aria di aprile. Scelse il percorso in
riva al fiume e, con uno sguardo alla pigra corrente
del Po e un altro ai grandi alberi centenari che
lo fiancheggiano, giunse alla fontana nei pressi di
corso Dante.
Percorse a lunghi passi la breve distanza che la
separava dalla sede della Stampa, chiese del cronista
Ciro Cerfoglio e, previa presentazione di un
documento, fu indirizzata al giusto piano, dove
un'esile targa sul muro indicava Cronaca cittadina.
Evidentemente era attesa, perch una delle
persone sedute a conversare si alz e le and incontro:
- La dottoressa Pampieri? Prego, si accomodi -.
Cerfoglio non era brutto come Priscilla aveva
immaginato dalla descrizione di Carmine, non
lo era affatto. Evidentemente, quando aveva incontrato
Bauducco il mattino dopo l'incendio, doveva
essere stravolto. Non aveva neppure l'aria
dell'ubriacone. C'era in lui tuttavia qualcosa che
disturb la ragazza, ma non avrebbe saputo neanche
lei dire che cosa. La fece sedere su una poltroncina
di fronte a s, e con tono affabile le chiese
il motivo di quella visita, che gli era stata preannunciata
dal suo amico Bauducco.
Rinfrancata dall'aspetto del giornalista e dal suo
tono cordiale, Priscilla espose con calma e precisione
di termini il motivo della sua presenza: lei e
il professore erano curiosi di sapere se era vera la
notizia dello scrigno vuoto, che non era mai comparsa
sui giornali. O forse il professor Bauducco,
provato dall'emozione e dalla stanchezza di quella
tragica notte, aveva capito male le sue parole?
- Le ha capite benissimo, - rispose senza alcuna
esitazione il cronista. - Ricordo perfettamente
il mio incontro con il professore in via Garibaldi
quel mattino terribile, e ricordo anche quello che
gli ho detto. Era una voce che circolava con insistenza
in redazione, ma da dove venisse, nessuno
lo sa. Noi redattori eravamo tutti qui in attesa di
notizie. Che non sono mai arrivate. Lo scrigno portato
in salvo dal vigile del fuoco  stato aperto alla
Curia vescovile, penso, e l non c'era nessuno
di noi.
- Capisco, - disse Priscilla, -  rimasta una notizia
non confermata.
- Vedo che lei ha compreso perfettamente la situazione.
Una notizia non confermata, e di quel
genere poi, non pu essere pubblicata. Capita abbastanza
spesso nel nostro mestiere.
- E solo dalla Curia sarebbe potuta venire la
conferma, - insinu Priscilla.
- Ma non  venuta. E venuto invece il divieto,
non dalla Curia bens dalla redazione, di accennare
a quell'argomento. Qualunque sia la verit, la
Sindone stava nello scrigno d'argento. Ma voi, lei
dottoressa Pampieri e il professor Bauducco, perch
vi occupate di questa faccenda?
Gi, perch se ne occupavano? Se lo chiese anche
la ragazza. E in quel preciso istante si rese conto
che il suo amico stava svolgendo un'indagine.
Forse stava persino invadendo un campo che non
era il suo. Cerc di minimizzare:
- Sa,  il professore che vorrebbe andare a fondo
in questa faccenda. L'ha colpito quella frase,
che lei ha detto per caso o senza darle peso quando
l'incendio era appena stato domato. Pura curiosit.
E naturalmente, siccome  pigro, manda
avanti me.
- Il che non mi dispiace, tutt'altro, - disse il
giornalista con tono galante.
- A questo punto vorrei chiederle se non ha approfondito
la faccenda dello scrigno. Cio, voglio
dire se era vuoto davvero o se la notizia era una
bufala.
Ciro Cerfoglio parve esitare.
- Vede, - disse poi, - in questo caso la verit la
sanno solo in Curia, e di li  difficile tirarla fuori.
Come lei certamente immagina, noi giornalisti non
siamo particolarmente graditi...
- Capisco, - rispose Priscilla, - ma... non per
me, s'intende, bens per soddisfare le strane curiosit
del professor Bauducco... lei non conosce
nessuno che abbia accesso alla Curia... o che addirittura
vi lavori dentro?
Ciro Cerfoglio riflett a lungo, guardando le
gambe di Priscilla seduta in una poltroncina davanti
a lui: la sua gonna era risalita di un palmo sopra
le ginocchia.
- Forse una via c' per scoprire qualcosa di pi,
- disse dopo qualche tempo. Priscilla si fece tesa
e sporse il busto in avanti. - Un mio lontano parente,
sacerdote, un tempo era impiegato alla Curia
vescovile. Vediamo un po', come si chiamava...
Sorcini, credo, o Sorceti: chieder a mio zio, che
conosce la genealogia familiare. Mi dia il suo numero
di telefono, la chiamer appena avr appurato
l'esatto cognome e... se  ancora vivo.
Priscilla gli diede il numero del suo cellulare e
se ne torn a Palazzo Nuovo. L'incontro con Ciro
Cerfoglio non l'aveva convinta. La prospettiva
di recarsi con lui alla Curia non la allettava per
niente. Non le era sfuggito che il giornalista aveva
deciso di darle una mano solo dopo un attento
esame delle sue gambe e di tutto il resto.
Ma, in fin dei conti, perch era cos importante
la presenza della Sindone nello scrigno? La Sindone
era comunque intatta, e infatti era comparsa
in video quando era stata sistemata in un luogo
sicuro, fuori dal contatto con l'aria o in presenza
di uno speciale gas protettivo, Priscilla non ricordava
bene: ma era certa che fosse in salvo.
 
Capitolo 7.
L'ipotesi di Carmine Bauducco.

Quando si sedette davanti al professore di Storia
delle religioni nel suo studio al quinto piano
di Palazzo Nuovo, Priscilla era piuttosto irritata.
Mentre riattraversava il Valentino nelle ombre allungate
del tramonto, aveva riflettuto che, tutto
sommato, il suo amico non le aveva detto perch
era cos importante la presenza della Sindone nelloscrigno, n per quale motivo sarebbe stato grave
che non ci fosse. L'essenziale non era l'integrit
della reliquia? E la reliquia era integra, l'avevano
vista tutti.
Fu questa, pi o meno, la conclusione del suo
rapporto sull'incontro con il giornalista.
- Cara, - esord Carmine, che aveva percepito
l'irritazione della sua amica, - la cosa  di fondamentale
importanza. Se la Sindone era nel suo scrigno,
l'incendio della cappella, la cui origine  quasi
certamente dolosa, poteva avere lo scopo di distruggere
la reliquia e con essa, ahim, la cupola
del Guarini -. Bauducco trasse un profondo sospiro.
- Ma se si riesce a stabilire che non c'era,
che era stata trasferita altrove, l'incendio pu essere
stato appiccato per celarne il trafugamento.
- Spiegati meglio, - disse Priscilla, la cui irritazione
stava cedendo il posto alla curiosit.
- Supponiamo che qualcuno, ipotesi assurda ma
non troppo, volesse rubare la reliquia, non indaghiamo
ora per quali motivi, e avesse un complice
in Curia, o fosse lui stesso un prelato della Curia.
Chiunque avrebbe pensato che il motivo dell'incendio
fosse la distruzione della Sindone. Bruciata
nell'incendio, si sarebbe detto, e dopo mille
lamentazioni tutti si sarebbero messi il cuore in
pace, mentre la Sindone sarebbe stata ospitata indenne
altrove. Forse in un'altra citt. Anzi: certamente.
- Ma chi potrebbe volerla rubare? Non  certo
un bene commerciabile. E non siamo pi nel Medioevo,
quando il mercato delle reliquie era fiorente.
Questa poi non potrebbe essere mostrata a nessuno
perch tutti saprebbero che  stata rubata.
Bauducco si fece pensieroso. L'osservazione di
Priscilla lo aveva colpito.
- Certo non potrebbe essere ostentata in nessun
luogo. Ma supponiamo che esista qualche miliardario,
qualcuno che non sa come spendere i
suoi soldi, magari affetto da qualche mania religiosa:
invece di commissionare il furto di un quadro
famoso, commissiona il furto della Sindone,
pezzo unico al mondo, nella convinzione che la
reliquia trasferisca i suoi poteri carismatici nella
sua casa. E che il sacro lenzuolo sia tutto per lui.
- Toglimi un dubbio, Carmine: una reliquia rubata
mantiene i suoi poteri taumaturgici, ammesso
che li abbia?
- Non ne ho la pi pallida idea. Nel Medioevo
la gente credeva di si. Tanto  vero che il furto di
reliquie era molto diffuso. Quando mor san Tommaso
nel convento di Fossanova, mentre si recava
al concilio indetto da papa Gregorio X a Lione, i
frati montarono la guardia alla salma, e con buona
ragione: temevano che potesse essere trafugata
dai conventi vicini, visto che dal corpo del santo
si sarebbero tratte tante reliquie quante erano le
ossa del corpo, e si sarebbero vendute a caro prezzo.
In realt allora, sia detto per inciso, non era
ancora santo, era soltanto frate Tommaso d'Aquino,
ma nel mondo cattolico la sua opera era conosciuta
e apprezzata, e non c'erano dubbi che lo sarebbe
diventato.
Carmine fece una pausa, poi riprese: - E sai che
cosa fecero i monaci di quel convento? Te lo racconto
lo stesso, anche se mi pare inverosimile. Secondo
una leggenda fortemente accreditata nel
Medioevo, per non aspettare che il corpo si disfacesse
nella sepoltura e lasciasse nude le ossa, e anche
per evitare il rischio che la salma venisse disseppellita
e trafugata, come  accaduto per altri
santi, la fecero bollire in modo che la carne liberasse
lo scheletro, e da questo trassero reliquie che
vendettero a principi e signori, a chiunque fosse
abbastanza ricco per pagarsele. Tutti erano convinti
che possedere anche una piccola falange di
un santo li avrebbe preservati da malattie e sventure
d'ogni tipo. Non parliamo delle chiese e dei
conventi, per i quali era pressoch indispensabile
poter mostrare ai fedeli una reliquia da venerare.
Il professor Bauducco fece una lunga pausa,
mentre Priscilla pensava al povero san Tommaso
che bolliva in una gran caldaia. Infine esplose:
- Ma era un sacrilegio far bollire un povero defunto!
Una violazione del culto dei morti!
- Che vuoi che ti dica. Questa  leggenda, pu
essere vera come pu non esserlo. Ti rendi conto
che un tizio qualunque, magari per ottenere la
guarigione di una persona cara, o per chiss quale
altro motivo, pu aver architettato il furto della
Sindone?
- Dopo quello che mi hai raccontato non mi meraviglio
pi di niente, - disse Priscilla con tono disgustato.
- Allora, - riprese Carmine Bauducco: - qual 
nella nostra indagine il punto da accertare?
- Qual ? - gli fece eco Priscilla, ancora sconvolta
dall'idea di san Tommaso che bolliva in un
calderone.
- Se nello scrigno d'argento salvato dalle fiamme
c'era o non c'era la Sindone.
- Quel tuo giornalista, Ciro Cerfoglio, ha gi
detto che non lo sa, che lo scrigno  stato portato
direttamente in Curia, e quando  stato aperto lui
non c'era,  stato tutta la notte in redazione ad attendere
notizie.
- Ed  filtrato solo questo, che lo scrigno era
vuoto, - interloqu il professore.
- Ma poi anche quella notizia si  dissolta come
neve al sole, - ribatt Priscilla, che cominciava a
sospettare dove sarebbe andato a parare il discorso
del suo amico.
- E chi pu sapere la verit, o meglio dove si
pu scoprire la verit?
Priscilla non rispose, perch lo sapeva anche
troppo bene.
- Non hai detto che Ciro Cerfoglio ha un vecchio
parente in Curia? Perch non andate a fargli
una visita di cortesia?
- Ah no, Carmine! Questo non puoi chiedermelo.
Andare in Curia con quella specie di... di
mandrillo, che tra l'altro non ricordava nemmeno
il nome del suo lontano parente! - La ragazza era
furiosa.
- Priscilla, ragiona. Anche se  un mandrillo, e
questo  solo un tuo sospetto, nella Curia vescovile
che cosa vuoi che faccia? E il luogo meno adatto
per manifestazioni di mandrillaggine.
- No, no e poi no. Vacci tu. Non sei tu il suo amico?
Per un uomo  pi facile carpire i segreti della
Curia. Me, non mi farebbero neanche entrare.
- Ma Priscilla! - Carmine voleva tentare un'ultima
carta, ma non pot continuare: sbattendo violentemente
la porta, la ragazza se n'era andata.
 
Capitolo 8.
Nella Curia vescovile.

- Le dispiace lasciar andare il mio gomito? - Priscilla
era decisamente irritata mentre cercava di liberare
il braccio dalla presa di Ciro Cerfoglio.
- Pensavo di sorreggerla, - si scus il giornalista,
melenso. - Sa, tutti sono piuttosto intimiditi
quando entrano per la prima volta in un luogo cos
austero Infatti Priscilla, dopo aver pronunciato
quei tre decisissimi no all'amico Carmine,
si era ritrovata nell'atrio della Curia in compagnia
del giornalista, ed entrambi erano impegnati in
una lunga attesa.
- Posso essere intimidita, ma riesco a stare in
piedi da sola, - ribatt la ragazza svincolandosi con
uno strattone. - E si ricordi che siamo parenti solo per oggi, e solo per oggi ci diamo del tu. A proposito,
che cosa siamo?
- Cugini, - disse Cerfoglio un po' offeso. - L'idea
di presentarci come fratelli mi  parsa un po' pericolosa.
Se il vecchio prozio non fosse cos suonato
come dicono?
Mentre aspettavano di essere ammessi all'udienza
di monsignor Sorcini, antico coadiutore dell'arcivescovo
ormai a riposo per limiti d'et, Priscilla,
tanto per ingannare il tempo, chiese:
- Ma tu l'hai conosciuto?
- Certo che l'ho conosciuto. Alla cerimonia della
sua nomina a monsignore, ci venni con i miei genitori
e con tutti i parenti. Lui allora doveva essere
sui cinquant'anni... no, forse era anche un po'
pi vecchio, perch io allora avevo cinque anni e
ora ne ho... be', lasciamo perdere. Tu in ogni caso
non eri ancora nata, perch i parenti c'erano
tutti e tu no. Altrimenti me ne ricorderei.
- Lo credo bene, non faccio parte della tua parentela.
O fingi di essertene dimenticato? - Priscilla
stava per aggiungere qualche altra rettifica,
quando la porta di fondo si apr e due giovani preti
li fecero entrare in una sala dove un vecchietto
tremolante stava seduto in una poltrona.
- Prego, - disse uno dei due, rivolto ai visitatori,
- accomodatevi su quelle sedie. Monsignor Sorcini
vi concede udienza per una mezz'ora, ma vi prega
di non stancarlo -. I due religiosi se ne andarono.
Priscilla e Ciro, dopo essersi accostati cerimoniosamente
al vecchietto in poltrona e avergli baciato
la mano, si sedettero sulle sedie che erano
state loro indicate.
- Dunque voi siete i miei giovani cari nipoti, Ciro
e... - monsignor Sorcini si interruppe, perch
non sapeva il nome della ragazza.
- Priscilla, - lo soccorse prontamente lei.
- Che strano! Il tuo nome non lo ricordavo proprio,
figliuola. Eppure ho buona memoria per i
nomi.
- Forse non ero ancora nata, reverendo, quando...
- Certo, certo, ma voglio ben sperare che i tuoi
genitori mi abbiano partecipato l'evento. Comunque
non importa:  un bellissimo nome, il nome di
una grande santa. A che cosa debbo la vostra visita,
cari nipoti?
- Volevamo anzitutto farvi gli auguri per il vostro
compleanno, - esord Ciro Cerfoglio, non sapendo
che cosa dire.
- Grazie, cari. Veramente siete un po' in anticipo,
ma vi ringrazio ugualmente. Io, se non ricordo
male, sono nato il giorno di Santa Chiara,
l'11 di agosto. Anzi, ne sono certo. La mia povera
mamma, che Dio l'abbia in gloria, mi diceva
sempre che se fossi stato una bambina mi avrebbe
chiamata Chiara. Ma siccome  nato un maschietto
gli ha messo nome Illuminato.
- Oh, caro zio, - disse Ciro, tanto per non lasciar
cadere il discorso, - ecco perch vi chiamate
cos. Me l'ero sempre chiesto, - ment spudoratamente.
Poi tacque, non sapendo come continuare.
Fu Priscilla ad andargli in aiuto:
- Chiss come vi siete spaventato quando  andata
a fuoco la cappella della Sacra Sindone!
- Cara figliuola, a voler dire la verit, io a quell'ora
gi dormivo, e non mi sono accorto di nulla. Alla mia
et, sapete. si va a letto presto se si vuol continuare
a vivere.
- Ma il mattino dopo, quando avete saputo quello che era successo, avrete provato un gran turbamento,
immagino... sentendo quale rischio aveva
corso la Sindone, - interloqu il giornalista.
- Turbamento? Oh no, caro nipote, nessun turbamento.
- Come nessun turbamento? Neanche per un
attimo avete temuto che fosse stata danneggiata,
anche se era stata portata in salvo?
Il vecchietto sorrise furbescamente.
- Distruggere la Sindone? Danneggiarla? - mormor.
- Eh, no. Mi dispiace per la cupola del Guarini,
quella s che  stata rovinata. Forse distrutta
per sempre, - disse con un sospiro.
- Ma anche la Sindone poteva andare distrutta
nell'incendio, o essere danneggiata, - incalz Priscilla.
- La Sindone no, figliuola mia, la Sindone no.
- Perch? - chiesero a una voce Ciro e Priscilla.
- Perch, come tutte le sante reliquie, quelle autentiche,
 sotto la protezione del Signore, - concluse
serafico monsignor Illuminato, suonando il
campanello per chiamare i due giovani preti che lo
aiutassero a ritirarsi. - E non pu correre nessun
rischio per mano dell'uomo. Grazie della visita,
miei cari nipoti, ma ora devo ritirarmi. Le mie forze
si stanno esaurendo.
E i due visitatori, dopo aver baciato la mano al
vecchio, furono garbatamente accompagnati alla
porta.
- Quel tuo prozio, o  veramente suonato, o 
un furbacchione. Ho idea che si sia preso gioco di
noi, - disse Priscilla mentre scendevano le scale
della Curia, dimenticandosi che il tu doveva essere
limitato alla durata dell'udienza presso monsignor
Sorcini. - Tra l'altro ho avuto l'impressione
che fosse alquanto insospettito dalla nostra visita.
- Be'... capirai, uno che si fa vivo dopo quarant'anni
di silenzio... e poi tu, con quel tuo strano
nome... non  un nome di famiglia, capisci?
- Infatti non appartengo alla tua famiglia, e non
vorrei che te lo dimenticassi. Tu piuttosto, non potevi
ricordarti la data del suo compleanno?
- Per la verit non l'ho mai saputa, - si scus il
giornalista.
- E allora potevi fare a meno di fargli gli auguri -.
Priscilla era sempre pi irritata.
- Non sapevo come cominciare la conversazione, -
disse mortificato Ciro Cerfoglio. - Riconosco
che  stata una gaffe.
- E il tuo monsignore si  insospettito, e ci ha
liquidati con la storiella che la Sindone non pu
correre alcun rischio perch  sotto la protezione
del buon Dio, - concluse Priscilla in tono ironico.
Cos battibeccando erano giunti da via Arcivescovado
in piazza Castello. Di li per i portici di via
Po si avviarono verso Palazzo Nuovo, dove li attendeva
Carmine Bauducco.
 
Capitolo 9.
La lezione del professor Bauducco.

- Quando ti verranno altre idee geniali, te le realizzi
da solo, senza mettere di mezzo me, - esord
Priscilla dando libero sfogo al suo malumore, accresciuto
dal fatto di aver trovato il collega placidamente
seduto alla sua scrivania, intento a
leggere Dionigi l'Areopagita. Il professore fece
scorrere lo sguardo dall'uno all'altro dei suoi visitatori.
- Devo dedurre che la visita al prozio monsignore
non ha dato buoni frutti? - domand.
- Non solo non ha dato buoni frutti, come forbitamente
ti esprimi tu, ma l'illustre vecchietto ci
ha presi per i fondelli, tanto per rimanere al tuo livello
linguistico, - sbott la ragazza al colmo della
stizza. - Intanto, malgrado l'et non  per nulla
suonato, ma furbo come una volpe, e non ha affatto
bevuto la storia che io fossi sua nipote o
pronipote. E poi questo qui - e accenn con disprezzo
a Ciro Cerfoglio, che si era lasciato cadere
su una sedia esausto e mortificato - ha avuto la
felice idea di fargli gli auguri per il compleanno con
quattro mesi di anticipo.
- Non sapevo come attaccare discorso, erano
quarant'anni che non lo vedevo e non lo sentivo...
- insorse il giornalista, offeso.
- Male, - sentenzi il professor Bauducco.
- Quando uno ha la fortuna di avere un parente
monsignore, lo deve coltivare. Ma in sostanza, che
cosa vi ha detto dell'incendio e del pericolo corso
dalla Sindone?
- Dell'incendio non gliene importava niente, e
per la Sindone non ha mai nutrito alcuna preoccupazione,
perch, come tutte le reliquie autentiche,
 sotto la protezione del Signore -. Era sempre
Priscilla a rispondere. - Questa almeno  la risposta
con cui ci ha elegantemente liquidati.
- Devo riconoscere, signor Cerfoglio, che il suo
prozio  molto arguto. Cos siamo al punto di partenza:
non sappiamo se la Sindone fosse nel suo
scrigno o no, al momento dell'incendio -. Il professor
Bauducco tacque a lungo, valutando la situazione.
- Immagino che altre spedizioni alla Curia
vescovile non siano consigliabili...
- Nel modo pi assoluto, - esclamarono contemporaneamente
Ciro e Priscilla. E Priscilla volle
mettere in chiaro che loro due non li avrebbero
neppure fatti entrare, perch monsignor Sorcini,
insospettito come doveva essere da quella strana
visita, aveva certamente avvisato gli uscieri di allontanarli
se solo li avessero visti.
Ci fu un nuovo, pensoso silenzio del professor
Bauducco, interrotto dall'improvvisa domanda
che rivolse al giornalista:
- Un altro sistema per penetrare nella Curia?
Come cronista, per esempio?
- Come cronista? Deve sapere, signor professore,
che i giornalisti alla Curia piacciono come le
mosche sulla marmellata. In parole povere, sono
tenuti alla larga con la massima attenzione. Tranne
quelli graditi alla Curia, s'intende.
- Quindi non potremo mai appurare se la Sindone
era nello scrigno al momento dell'incendio
oppure no.
- Mi scusi, professore, ma io non ho mai capito
perch questo particolare le sta tanto a cuore.
- La questione sta in questi termini, - disse Bauducco,
assumendo il tono e l'atteggiamento di chi
si appresta a fare una lezione ex cathedra. - Se 
vera l'ipotesi che la reliquia non era nella sua teca,
la faccenda  molto pi complessa. Quindi partiamo
dall'ipotesi opposta, che stesse cio nel suo
scrigno come sarebbe stato normale. Escludiamo
una possibile causa accidentale dell'incendio, come
un corto circuito o i fornelletti dimenticati accesi
nelle soffitte di Palazzo Reale. Escludiamo anche
l'opera di vandali o fondamentalisti islamici:
sono tutte possibilit che io e Priscilla abbiamo
dibattuto ed eliminato e che non sto a ripeterle
per non annoiarla -. Queste parole erano rivolte
al giornalista. - Quale pu essere allora lo scopo
dell'incendio?
I due ascoltatori avevano una loro risposta in
mente, ma dal tono del professore avevano capito
che era una domanda retorica, e la risposta voleva
darla lui. Infatti, alzando un dito, Bauducco disse:
- La distruzione della Sindone! - Era la risposta
che entrambi si aspettavano, quindi tacquero
con un lieve cenno di assenso. Carmine Bauducco
continu: - Ma qui sorge il problema principe: perch
distruggere la Sindone? In termini giuridici:
cui prodest?
- Gi, - osserv Cerfoglio, - a che scopo eliminare
una reliquia? Mica tutti sono obbligati a venerarla:
chi non ci crede, pu farne a meno.
- Giusta osservazione, ma troppo semplicistica,
- sentenzi il professore. - Infatti nessuno 
obbligato a venerare il sacro lenzuolo quando viene
esposto, quindi nessuno pu essere indotto a
distruggerlo per non venerarlo. No,  chiaro che
se qualcuno ha voluto distruggerlo, con tutte le difficolt
e i pericoli che la cosa comportava, doveva
avere un preciso interesse.
Qui il professor Bauducco fece un'altra pausa,
guardando a turno i due ascoltatori. Poi riprese:
- Sapete che a Roma si conserva un'analoga reliquia,
credo in San Pietro? Nel Medioevo era assai
nota, tanto che ne parla anche Dante nella Divina
Commedia. Richiamava a Roma folle di pellegrini
che venivano da tutta Europa per venerarla. La
chiamano la Veronica, forse dal nome della pia
donna che la us per asciugarvi il volto di Cristo.
- S, mi ricordo! - insorse animatamente Priscilla.
- Dante parla dei pellegrini che vanno a Roma
per ammirare il santo volto. E la nota a pi
di pagina diceva che quella reliquia era chiamata
la Veronica.
- A quei tempi, intendo ai tempi di Dante, della
Sindone non si parlava ancora, mentre la Veronica
era molto venerata.
- E come mai  stata messa poi in ombra dalla
Sindone? - chiese Cerfoglio. Il suo senso pratico
era evidentemente turbato da quel doppione.
- Com' possibile che in Italia ci siano due reliquie
con le stesse caratteristiche?
- Lei dice bene: il suo pragmatismo di giornalista
le suggerisce che ci sono qui due aspetti a dir
poco strani. Anzitutto, perch due teli con l'impronta
del Cristo, e poi come mai tutti e due sono
finiti in Italia, dal momento che Cristo  morto in
Palestina. Bene: per quanto riguarda il primo problema,
devo ribadire che la Veronica  il telo con
cui una delle pie donne che accompagnarono Ges
al Calvario asciug sangue e sudore dal volto di
Cristo durante la salita al monte. La Sindone invece
 il lenzuolo funebre, il sudario in cui fu avvolto
il corpo dopo la deposizione. Quindi sono
due cose diverse. D'altra parte, credo che lei sappia
che moltissimi scienziati si battono pr o contro
l'autenticit della Sindone, che  attualmente
la pi illustre delle due reliquie... tanto pi venerata
da quando ha corso il rischio, forse, di andare
distrutta. Quindi lasciamo cadere questo primo
argomento.
Il professor Bauducco fece una pausa, tir fuori
di tasca una scatola di mentine, ne prese una e
ne offr ai suoi silenziosi ascoltatori. Poi prosegu:
- Quanto al secondo problema che lei, Cerfoglio,
ha sollevato, cio come mai queste reliquie
sono finite in Italia dalla Palestina, che era la loro
sede naturale, noi siamo in grado di seguire l'iter
percorso dalla Sindone dal momento in cui la troviamo
nelle mani dei Templari, i cavalieri monaci
preposti alla custodia del tempio di Gerusalemme.
Quando il re di Francia, Filippo il Bello, decise la
soppressione dell'ordine con una pretestuosa accusa
di eresia e altri delitti infamanti, in realt per
impadronirsi delle loro ricchezze, non tutti i Templari
perirono nel massacro. Molti sopravvissero
dispersi tra la Palestina e l'Europa, e l'ordine continu
a rinnovarsi, se pur nascostamente. E noto
che tra i parenti di Margherita di Charnay c'era
un monaco templare, tramite il quale la reliquia
venne in possesso della contessa, in Francia; e lei
nel 1453 ne fece dono al duca Ludovico di Savoia,
quando il ducato e la dinastia erano ancora francesi.
In seguito i duchi di Savoia stabilirono la loro
sede a Torino, e affidarono la custodia della Sindone
alla Curia vescovile della citt, finch il duca
Vittorio Amedeo commission all'architetto
Guarino Guarini la costruzione di una cappella in
Duomo perch vi fosse custodita con il dovuto
onore. Di diritto la Sindone appartiene ai Savoia...
- Ma allora  tutto chiaro! - esplose Ciro Cerfoglio.
- Qualche emissario dei servizi segreti pontifici
ha tentato di distruggerla per riportare in auge
la Veronica... si, per porre fine alla concorrenza, che
andava a tutto vantaggio del lenzuolo torinese.
- Dottor Cerfoglio, - lo redargu severamente
il professor Bauducco, - posso farle presente che
non stiamo discutendo di comuni telerie? Anche
se lei  scettico, e non  il solo, parliamo con rispetto
di queste cose, se non altro perch milioni
di persone ci credono e le venerano.
- Giusto! - approv Priscilla, cui non pareva
vero di poter dare sulla voce al giornalista.
- Inoltre, la concorrenza tra le due reliquie,
per esprimermi con il suo linguaggio,  caduta, se
pure  mai esistita, da quando l'ultimo re di casa
Savoia, Umberto II, morendo ha lasciato per testamento
la Sindone al papa, a lui e ai suoi successori.
Quindi se il papa voleva averla a Roma, in
San Pietro, non aveva che da venirsela a prendere:
 sua, e non ha alcun bisogno di farla rubare.
- E allora perch non se l' portata a Roma?
- insistette Cerfoglio.
- Probabilmente non ha voluto privare la citt
di Torino della reliquia pi preziosa che possiede.
Forse la popolazione, che da tempo considera la
Sindone appartenente alla cittadinanza, sarebbe
insorta contro quello che avrebbe considerato un
sopruso.
Cerfoglio si alz deciso.
- Basta! Questa faccenda  troppo aggrovigliata
per i miei gusti. Tutte le ipotesi si scontrano con
qualcosa che ne annulla ogni verosimiglianza. Ho
bisogno di aria fresca e me ne vado. Voi rimanete
qui ad almanaccare sui possibili nemici della Sindone?
- No, - disse Bauducco. - E gi quasi buio e anche
noi abbiamo voglia di una boccata d'aria, vero
Priscilla?
La ragazza annu in silenzio e si avvi alla porta.
Uscirono tutti e tre in corridoio; il professore
chiuse accuratamente il suo studio e si incammin
verso le scale.
- Non vorrete scendere a piedi? Siamo al quinto
piano, - osserv il giornalista.
- Non abbiamo scelta, - rispose Bauducco. - A
quest'ora gli uscieri se ne sono andati e gli ascensori
non funzionano. Anche l'ingresso centrale 
chiuso, dovremo servirci di quello per gli invalidi.
Per caso mi  rimasta la chiave dell'uscita per le
sedie a rotelle da quando, qualche anno fa, mi ruppi
una gamba e dovetti servirmi dello scivolo: allora
me ne diedero la chiave perch avevo l'abitudine
di fermarmi in istituto oltre l'orario di chiusura.
Da allora mi sono sempre dimenticato di
restituirla... - Il professore fece un risolino. Poi
aggiunse: - Per fortuna! Altrimenti chiss quante
volte sarei rimasto chiuso dentro e avrei dovuto
telefonare ai pompieri per non passare la notte in
facolt.
Scese le dieci rampe di scale e aperta la porticina
in fondo allo scivolo per le sedie a rotelle, uscirono
in via Verdi, sotto un cielo solcato dai voli e
dai gridi delle rondini.
- Che bello! - esclam Priscilla rivolgendo gli
occhi in alto. - Chiss perch siamo stati chiusi l
dentro fino a ora, a fare ipotesi che nessuno potr
mai verificare.
- Gi, - convenne il giornalista. - In fondo, non
tocca a noi risolvere il mistero di quell'incendio.
Anzi, a pensarci bene, che cosa ce ne importa? La
Sindone  salva e il mondo cattolico  contento.
Bauducco taceva. Guardava anche lui il cielo, ma
sempre rivolto a occidente: dal basso della strada,
non si vedevano che le vecchie case di via Verdi.
- Il fatto , - disse dopo un po', - che se riuscissi
a scoprire il bastardo che ha dato fuoco alla
cupola del Guarini, lo strozzerei con le mie mani.
Solo che riuscissi a scoprirlo, - aggiunse cupamente.
 
Capitolo 10.
Camilla e Napoleone.

Il delicato colpetto alla porta dello studio fu seguito
da un abbaiare furioso, ma come in falsetto.
Carmine riconobbe Napoleone, il cane di Camilla.
Disse avanti ed entrarono tutti e due, la chioma
rossa della signora e il pelo rossiccio del semivolpino
abbaiante. Quest'ultimo, quando vide Carmine,
si blocc vicino alla porta tirando furiosamente
il guinzaglio e tentando un latrato.
- Camilla, abbi pazienza, ma se lui non mi pu
soffrire, perch te lo porti dietro anche qui? -
Nell'irritazione, pure la voce del professor Bauducco era
in falsetto.
- Veramente  una visita improvvisata: passavo
da queste parti e mi sono detta, andiamo un po' a
vedere che cosa fa quel vecchio rudere di Carmine!
Vieni, Napoleone, qui sulle mie ginocchia. E
stai bravo altrimenti il professor Bauducco ti chiude
fuori della porta. Vedi quella porta? Proprio
fuori di l.
Il cane, seguendo con gli occhi il dito della padrona,
guard l'uscio che immetteva in corridoio,
guard il suo avversario, emise un sordo ringhio e
poi tacque.
- Sono venuta a vedere come procedono le tue
riflessioni sull'incendio della cappella. Se procedono...
- Non procedono affatto, - rispose Carmine, di
pessimo umore. - Sono a un punto morto. Come
si pu andare avanti se non si sa neppure se la Sindone
era o non era nel suo scrigno? Capisci che
questo particolare pu cambiare tutto: gli autori,
le intenzioni, i modi. Tutto.
- Non  vero niente. Basta supporre che gli autori
dell'attentato fossero all'oscuro del fatto che
la Sindone poteva anche non trovarsi nel suo scrigno.
In altre parole che credessero, come tutti, che
fosse al suo posto.
- E che quindi abbiano dato fuoco alla cappella
per distruggerla? Abbiamo ampiamente valutato
questa ipotesi. Ma che motivo poteva avere
qualcuno per fare questo?
- No, Carmine. Qui tu commetti un errore che
ti porta fuori strada. Dar fuoco alla cappella non
significava necessariamente voler distruggere la reliquia.
Pu essere stato un trucco per lasciar credere
alla gente che era bruciata.
- E qualcuno potrebbe averla portata fuori dal
Duomo prima che le fiamme la distruggessero? Ma
il Duomo era chiuso, almeno fino a quando sono
arrivati i pompieri.
- E tu sei sicuro che non ci siano altre vie di accesso
al Duomo, oltre quelle che tutti conoscono?
Bauducco spalanc gli occhi: - Vie segrete? Vie
nascoste?
Camilla alz lo sguardo verso il soffitto, come a
esprimere un sospetto.
- Pensaci, Carmine, pensaci bene, - disse solamente.
E, levatasi in piedi, si avvi verso l'uscio,
seguita dal suo rumoroso cagnolino.
Il professor Bauducco rest a fissare in silenzio
la porta da cui era uscita la signora dai capelli rossi,
mentre un senso di sollievo cominciava a pervadergli
l'animo. Doveva essere il conforto per la
partenza di quel cagnetto ringhioso rispondente al
nome di Napoleone, che per tutto il tempo non
aveva smesso di guardarlo, appunto, in cagnesco,
ringhiando in sordina. Ma oltre al sollievo provava
anche un oscuro turbamento. Che cosa aveva
voluto dire con quelle parole Camilla? che c'erano
altre vie per entrare in Duomo, oltre quelle che
tutti vedevano e utilizzavano? vie nascoste note
solo a pochi? strade che non correvano in superficie
? strade nel sottosuolo?
Sapeva vagamente di percorsi sotterranei, di cunicoli
scavati ai tempi delle guerre contro i francesi.
La storia di Pietro Micca parlava chiaro: sotto
la Cittadella c'era un groviglio di passaggi segreti,
strade o qualcosa di simile, che ogni tanto la
Sovrintendenza apriva in parte per qualche comitato
di studio eccezionalmente illustre e poi subito
faceva richiudere, perch non accadessero disgrazie
e nessuno ci si smarrisse o ci rimanesse rinchiuso
a far la morte del topo.
Ma dalle parti del Duomo? Era pur vero che,
pensandoci bene, il Duomo era praticamente unito
a Palazzo Reale; e nulla era pi plausibile che i
Savoia avessero fatto scavare un passaggio sotterraneo
dalla loro dimora alla chiesa, per andare ad
assistere alle funzioni senza apparire in pubblico.
Qualcosa di analogo era stato fatto anche per San
Lorenzo, quella che i Savoia consideravano la loro
chiesa. Correva voce che una via sotterranea
conducesse anche alla chiesa di San Rocco, dove
pareva che si riunisse una loggia massonica a cui
erano stati affiliati tutti i duchi e poi i re di Savoia
da quando la massoneria si era affermata a Torino.
E Bauducco aveva anche sentito parlare di una
via che da Palazzo Reale attraverso piazza Castello portava fino al fiume. Per la precisione, una via
Po sotterranea.
Che fosse vera, questa immagine di una citt
percorsa da gallerie come un formaggio dai vermi?
Si affacci alla finestra del suo studio e si sofferm
a contemplare la Mole Antonelliana, sentinella
fedele di quel vecchio quartiere cittadino. Lei
doveva saperlo se c'erano strade sotterranee che
attraversavano il centro della citt. Non poteva
ignorarlo: erano sotto le sue fondamenta. Ma da
sempre il colloquio con un monumento non  impresa
facile, forse nemmeno possibile. In che modo
poteva rispondere alla muta domanda di Carmine
Bauducco? Con quale segno, dal momento
che una struttura in cemento non ha voce?
Rimase a lungo a rimirarla in silenzio poi, dal
momento che s'era fatto tardi e Priscilla Pampieri
non s'era vista, Carmine stacc dall'attaccapanni
la giacca a vento e s'avvi all'uscita. Ma a proposito,
perch Priscilla non s'era fatta vedere?
proprio dopo quel giorno di ipotesi avventurose
e progetti avventati? quando pi avrebbe avuto
bisogno di lei, del suo parere sui sospetti di Camilla,
che per quanto romanzeschi lo angosciavano?
Che se ne fosse andata a spasso con quel pappaghiande
di Ciro Cerfoglio? La sola idea lo fece
illividire dalla rabbia. E pensare che era stato lui
a fargliela conoscere e a insistere perch andassero
insieme alla Curia vescovile. Che cretino era
stato! Adesso, magari, passeggiavano nella sera di
maggio tenendosi per mano e guardandosi negli occhi.
Che imbecille! Avrebbe dovuto capire subito
che quello avrebbe fatto il cascamorto! Per la rabbia
si sarebbe pestato i piedi da solo.
Era talmente fuori di s che and a sbattere contro
una persona che camminava lungo il corridoio
di Palazzo Nuovo in senso opposto.
- Carmine! Stavo venendo da te. Come mai te
ne vai prima del solito, e con quella faccia scura?
- Era Priscilla Pampieri, tutta lieta e sorridente.
Bauducco si ferm, come se avesse visto un fantasma.
- Oh... sei tu? Ma non eri... - s'impaper e
tacque.
- Che cosa  successo, Carmine? Perch quella
faccia? Sei arrabbiato?
A quella domanda il professor Bauducco riprese
il dominio di se stesso.
- Certo che sono arrabbiato, arrabbiatissimo! -
esclam, dissimulando i suoi veri sentimenti. - Per
colpa di Napoleone.
- Napoleone? Che c'entra Napoleone?
- Quel botolo malefico di Camilla. Glielo dico
sempre di non portarlo con s quando viene nel
mio studio. E invece niente: se lo porta, e quello
comincia a ringhiare fin da dietro l'uscio. Poi cerca
di azzannarmi e se non salto dall'altra parte della
stanza... E per che cosa, poi? Camilla viene a
raccontarmi le sue fantasie, ciance senza senso...
non sto neanche a parlartene, guarda; anzi, spero
di dimenticarle al pi presto. Tra tutti e due mi
hanno fatto saltare i nervi.
 
Capitolo 11.
All'Accademia delle Scienze.

- Pronto, Camilla? Sono Carmine. Volevo chiederti
da dove vengono quelle notizie di cui mi hai
parlato ieri, quelle sulle vie sotterranee di Torino.
Le hai trovate scritte da qualche parte o te ne ha
parlato qualcuno? - Il professor Bauducco non
aveva chiuso occhio tutta la notte ripensando alle
parole sibilline di Camilla.
All'altro capo del filo si fece un silenzio reticente.
Carmine credette di non essersi spiegato bene:
- Camilla, vorrei che mi dicessi la fonte precisa
di quelle informazioni sulle vie sotterranee di Torino.
Soprattutto se la fonte  attendibile.
Finalmente la voce della donna si fece udire:
- Vedi, Carmine, non  una cosa di cui si possa
parlare cos, al telefono. Mi capisci? Non apertamente,
ecco... Puoi venirmi a trovare all'Accademia
delle Scienze? Domani, per esempio? Sar l
tutto il pomeriggio, dalle tre alle sei, e non dovrebbe
esserci nessuna riunione.
- Va bene, vengo. Ma mi faranno entrare? Io
non sono socio.
- Ci penso io. Annunciati all'usciere a pianterreno.
Il giorno seguente, in un bel pomeriggio di maggio,
sotto un sole che gi riscaldava con raggi decisi
le strade di Torino, il professor Bauducco scelse
la pi leggera delle sue giacche estive, senza infilarla
la appese al pollice e se la gett dietro le spalle.
Anche cos, camminando di buon passo nel sole
del meriggio con la sola camicia di lino, aveva
caldo, quasi sudava. Ma quel calore gli faceva piacere:
annunciava il prossimo solstizio, che Carmine
sempre aspettava con gioia perch foriero di
bella stagione, di passeggiate in campagna, di succulente
cenette in qualche trattoria rustica delle
colline.
Cos, cercando gli spazi d'ombra lungo i muri
delle vecchie case del centro, giunse all'Accademia
delle Scienze. Si ferm un attimo a considerarne la
severa facciata: Anche questa  opera del Guarini, -
pens, - ma che differenza rispetto a Palazzo
Carignano! Come si vede che qui lavorava per i gesuiti!
Svolt nella stretta via dove si apriva il portone
dell'Accademia. Come sal i pochi scalini e si
trov nell'atrio a pianterreno, un brivido gli percorse
la schiena: l dentro faceva freddo.
- Ehi, lei! Dove crede di andare? - Una voce
sgarbata lo blocc a pochi passi dall'ingresso. Era
l'usciere. Se ne era dimenticato. Torn indietro,
consegn il suo documento, ne ebbe in cambio un
contrassegno da agganciare al risvolto della giacca
e fu indirizzato alla segretaria dell'Accademia, che
era appunto Camilla. La trov con addosso una
strana pelliccia solo un po' meno rossa dei suoi capelli.
- Che animale ? - chiese, tanto per dire qualcosa.
Camilla lo annichil con un'occhiata di sprezzo:
-  sintetica. Credi che porterei una pelliccia
strappata alle carni di un povero animale? Tu saresti
forse un... un simile bruto?
- Io non porto nessuna pelliccia, - si difese Bauducco,
sorpreso da quella reazione. - Non ne ho
mai portate, lo giuro. Sebbene qui ce ne sarebbe
bisogno, - aggiunse, soffregandosi le braccia gi
infreddolite. E in quel momento cap perch Camilla
portava la pelliccia in un caldo giorno di sole.
Le spesse mura del palazzo non erano ancora
state penetrate dal suo calore.
- Se fa cos freddo in maggio, - osserv tanto
per dire qualcosa, - chiss in pieno inverno! - E
si guard attorno per vedere se c'era il suo nemico,
Napoleone, in agguato da qualche parte.
Dopo averne constatata l'assenza, si sedette tranquillamente
sulla poltrona che la segretaria gli indicava.
- Ti sbagli, Carmine: qui fa sempre freddo allo
stesso modo. Effetto dell'inerzia termica di queste
mura cos spesse. D'altra parte non crederai
che ci sia un impianto di riscaldamento in queste
sale. Rovinerebbe gli antichi in folio che vedi in
quegli scaffali, - e indic dei libroni polverosi e
pieni di ragnatele.
- E da quelli che ti vengono le notizie dell'altro
giorno?
Camilla fece una smorfia di ribrezzo.
- Figurati se vado a sporcarmi le mani con quella
roba li, - disse, e gli rivolse uno sguardo furbo.
- Devi sapere che qui dentro si tengono riunioni
di due specie: quelle aperte al pubblico, che  sempre
lo stesso, e lo so perch sono io che scrivo gli
indirizzi sulle buste degli inviti; e quelle a cui partecipano
solo alcuni soci, avvisati non so come,
probabilmente per telefono -. Camilla aveva parlato
sottovoce, si che Carmine aveva fatto fatica a
capire.
- Ma Camilla, perch parli cos piano? Hai paura
che qualcuno ci ascolti? Mi pare che qui non ci
sia nessuno oltre a noi due.
- Sst! - fece lei, mettendogli una mano sulla
bocca. - Non parlare cos forte! Potrebbero esserci
delle microspie. Vedi come ascolto quando
fanno le loro riunioni segrete? - E apr una finta
lesena tra due scaffali alti fino al soffitto, tutti pieni
di grossi tomi. La lesena era profonda, evidentemente
destinata a ospitare grossi libri anch'essa,
e in doppia fila, tanta era la profondit. Ma era
vuota.
- L'ho vuotata io, - spieg Camilla sempre sottovoce,
- cos posso ascoltare da qui ci che dicono
alle loro riunioni segrete, dopo aver chiuso a
chiave tutte le porte. Non si sente molto bene perch
c' sempre un muro di mezzo, ma qui  piuttosto
sottile.
Il professor Bauducco mise la testa dentro lo
spazio vuoto e la ritir coperta di ragnatele.
- Chiss per che cosa era stato ricavato questo
spazio nello spessore del muro, - disse, mentre con
il pettinino che portava sempre con s tentava di
rastrellare via le ragnatele dai capelli. - Forse proprio
per spiare le conversazioni segrete che si tenevano
dall'altra parte? Che cosa c' di l?
- Un ambiente pi piccolo di questo. Forse in
origine era uno studio, ma ora l'hanno riadattato a
biblioteca, - rispose Camilla aprendo una pesante
porta nascosta da una spessa tenda di cuoio e mostrando
un ambiente di media ampiezza con un tavolo
ovale al centro, una ventina di seggiole attorno
e le pareti coperte di scaffali stipati di libri. - Le
conferenze non si tengono qui, ma nella cosiddetta
sala dei mappamondi, dove c' un vero e proprio
palco. L per non si fanno discorsi segreti, e non
ci sono porte che si chiudano a chiave.
- Sicch, tu hai potuto ascoltare i colloqui segreti
dei soci, o di alcuni di loro? - chiese Bauducco
sempre pi interessato.
- Di alcuni, solo di alcuni. Perch a quelle riunioni
riservate partecipa una minima parte dei soci.
E sempre gli stessi. Ma non vorrei parlarti di
queste cose qui dentro. Mi sento a disagio come se
fossi spiata, - disse Camilla togliendosi la pelliccia
rossa e accingendosi a uscire.
 
Capitolo 12.
La merenda sinira.

Erano le cinque e trenta del pomeriggio: usciti
dall'Accademia delle Scienze furono investiti da
un sole ancora caldo che sciolse il gelo nelle loro
vene e riaccese nell'animo di Carmine Bauducco
l'amore per la vita.
- Che ne diresti, Camilla, se andassimo fuori
citt a fare una bella merenda sinira? La sera  ancora
calda e in qualche trattoria di campagna potremmo
parlare tranquillamente.
- Ben detto, Carmine, accetto volentieri. Aspetta
solo che vada a recuperare Napoleone.
- Come? Te lo porti dietro anche al lavoro? - balbett
Bauducco annichilito.
- Certo. Non vorrai che lo lasci a casa da solo.
Lo parcheggio dalla famiglia dell'usciere, che abita
qui accanto e ha un cortile interno. Napoleone
ci si trova benissimo.
Camilla scomparve, inghiottita misteriosamente
da una porticina accanto all'ingresso dell'Accademia.
Ricomparve poco dopo, tenendo tra le braccia
il suo cagnetto che le leccava festosamente il
viso.
- Guarda, Napoleone! C' anche Carmine! Ci
porta a fare una gita in campagna.
Immediatamente il cane smise l'aria festosa e le
coccole alla sua padrona, e cominci a ringhiare in
sordina prima ancora di aver rivolto lo sguardo
all'uomo. Evidentemente quel botolo conosce anche
il mio nome, pens Bauducco e, tenendosi a
prudente distanza, fece un timido cenno di carezza;
solo lo spazio tra la sua mano e le fauci di Napoleone
salv il malcapitato dal morso di quattro
perfidi canini.
- Napoleone! - lo sgrid la sua padrona con finta
severit. - Perch tratti sempre cos il povero
Carmine? Non ti ha mai fatto niente di male. Anzi,
 nostro amico, e ci porta a spasso in campagna.
Questo  il guaio, - pensava Bauducco gi pentito
di quella proposta azzardata, - mi tocca portarmi
dietro tutti e due.
E infatti fin da quando sedettero in macchina,
lui alla guida e Camilla con il cane in braccio sul
sedile accanto, Carmine sent nell'orecchio il sordo
ringhiare della bestiola, che accompagnava con
dei crescendo e diminuendo misteriosi e ininterrotti
la loro conversazione. Quando, giunti a una
trattoria campagnola dall'aria invitante, che Carmine
conosceva bene, si fermarono e scesero tutti
e tre dall'automobile, il professore fece appena
in tempo a sottrarre con un balzo il polpaccio al
morso del cane, che lo aveva aggredito con un proditorio
assalto.
- Camilla! Ma perch questo cane mi odia tanto?
- chiese allarmato.
- Non capisco, Carmine, con nessuno si comporta
cos. Forse gli ricordi qualcuno che gli ha fatto
del male, oppure  una proiezione del suo inconscio...
Scusami, non me lo so spiegare -. Si rivolse
al cane: - Bada, Napoleone, che se continui
a dar fastidio al nostro amico ti chiudiamo in macchina,
e te ne stai l da solo mentre noi mangiamo.
Il povero Bauducco a quelle parole non trov
di meglio che infilarsi nella trattoria e sedersi a un
tavolo, controllando che l'odiato Napoleone fosse
legato con il guinzaglio alla gamba del tavolo
pi lontana dal suo polpaccio: gli era balenata
l'immagine sconvolgente della sua automobile con
l'imbottitura distrutta dai morsi inferociti del cane.
Mentre Camilla era occupata a sistemare Napoleone
in modo che non potesse raggiungere in
alcun modo le gambe del suo ospite, raccomandandogli
inoltre di comportarsi bene al fine di evitare
la punizione minacciata, il professor Bauducco
ordin degli antipasti e una bella bottiglia di
barbera.
- Il barbera, - spieg alla sua commensale, - 
quello che si definisce un vino da pasto, ma se  di
buona vigna pu essere un vino eccellente. E qui,
in questo locale, ne hanno di ottimo.
Mentre parlava, arriv la padrona con la bottiglia
di vino ancora tappata: la stapp di fronte a
loro e la porse al professore perch ne aspirasse
l'aroma. Lui, dopo essersi beato di quel profumo,
fece l'atto di passare la bottiglia alla sua compagna
perch ne godesse a sua volta, ma Camilla la allontan
con una smorfia dicendo due parole per
Bauducco fatali: - Sono astemia -. E ordin una
tazza di t.
Arriv in tavola un piatto pieno di fette di salame
belle spesse, lardo con pepe nero e salsiccia
affumicata. Carmine lo sollev con gesto galante
e lo avvicin al naso della sua amica dicendo con
aria estatica:
- Senti che profumi!
- Tu mangi di questa roba, Carmine?
- S, qualche volta. Mi piacciono molto i salumi.
- Io sono vegetariana, - fu la risposta, che colp
Carmine come un pugno nello stomaco.
- Scusa, non lo sapevo, - mormor, pensando
che la merenda sinira prometteva male. - Ci sono
anche peperoni in bagna cauda, - aggiunse, visto
che conosceva le disponibilit della casa. Ma anche
quelli furono rifiutati per la presenza dell'acciuga
salata. Camilla ordin un piatto di lattuga.
- Tu permetti, vero? - chiese Carmine allungando
la mano al vassoio dei salumi. Lei, sorseggiando
il suo t, fece un cenno di assenso con la
testa. Napoleone sotto il tavolo ringhiava pi forte
perch sentiva il profumo del salame, e Bauducco
si prese uno schiaffo sulla mano per avergli
gettato le pelli e un fondello.
- Sei pazzo? Gli fai venire i vermi! - grid Camilla
tentando di strappare una pelle di salame dalla
morsa di Napoleone, senza peraltro riuscirci.
Carmine decise di non interferire pi in quelle
faccende cagnesche e si dedic ai salumi, che
spazz via fino all'ultima fetta. Poi si serv abbondantemente
di peperoni in bagna cauda e offr
il piatto dell'insalata russa alla sua commensale,
che ne prese un cucchiaio e lo mescol alla lattuga.
Risolti cos i problemi gastronomici, e dopo essersi
versato un ennesimo bicchiere di barbera, il
professor Bauducco appoggi soddisfatto la schiena
alla sedia impagliata e guard interrogativamente
Camilla:
- Ebbene, queste riunioni segrete?
Lei lo guard per un attimo come se non capisse.
Poi fece un'esclamazione: si era improvvisamente
ricordata lo scopo del loro incontro.
- Ah, le riunioni segrete! - Rise. - Li avessi sentiti
com'erano ridicoli! Prendevano tutte le precauzioni
per non essere uditi, chiudevano a chiave
con certi chiavistelli arrugginiti e tiravano i tendoni
di cuoio dietro le porte e davanti alle finestre
per non essere visti dai palazzi di fronte... e non
si sono mai accorti che io li ascoltavo da quella specie
di armadio.
- Bene, - tagli corto Bauducco, che cominciava
a spazientirsi. - Che cosa sei riuscita a udire?
- Be'... di discorsi ne facevano tanti, e io di solito
mi annoiavo e mi allontanavo per lavorare alle
mie schede. Ma ultimamente c'era un personaggio
nuovo, uno che pare venisse da fuori. Tutti
lo riverivano come fosse importante. La conversazione
si svolgeva tutta in francese quando c'era lui,
e bench io sappia abbastanza bene il francese, capivo
poco. Solo qualche frase qua e l. Una volta
l'ho sentito nominare una sua lontana antenata,
mi pare una certa Margherita di Quarnais, e un
Ludovico di Savoia, questo l'ho udito bene. Pare
che tra i due ci fosse una relazione e che lei gli avesse
regalato un oggetto preziosissimo come pegno
d'amore. Una reliquia, credo.
A quel punto Camilla fece una pausa per riprendere
fiato e il professor Bauducco ne approfitt
per correggere:
- Vuoi dire Margherita di Charnay. Certo,  lei
che ha regalato la Sindone a Ludovico di Savoia.
Non sapevo che fossero amanti. Procedi, ti prego.
- Be', a quella riunione tutti erano d'accordo
che la reliquia dovesse tornare agli antichi proprietari.
E cio sai a chi?
Carmine attese in silenzio, col cuore in sospeso.
- All'ordine dei Templari! - disse finalmente
Camilla. - Pare che lo straniero sia un templare.
Naturalmente non si veste come un cavaliere antico,
con la croce sul mantello bianco e la corazza
sotto, bens come uno qualunque che puoi incontrare
per la strada: un signore alto, distinto, brizzolato.
L'ho notato quando sono usciti dalla riunione,
non l'avevo mai visto prima.
- E le strade sotterranee? - chiese Bauducco,
che non resisteva alla curiosit.
-  stata quella volta che, dopo alcuni discorsi
che non sono riuscita a capire, li ho sentiti parlare
di percorsi sotterranei che partono da Palazzo
Reale e si diramano in varie direzioni. Non sono
riuscita a cogliere n a memorizzare quali, ma ho
sentito parlare di una mappa che sarebbe in possesso
dello straniero e sarebbe stata portata alla
prossima riunione. Tutti infatti erano d'accordo
che la reliquia deve tornare agli antichi proprietari,
i Templari, e tutti hanno giurato solennemente,
credo alzandosi in piedi, perch ho sentito rumore
di sedie smosse, di fare quello che era nelle
loro possibilit per ottenere questo scopo. Devono
aver usato una formula rituale, ma non l'ho capita.
- Grazie, Camilla, mi sei stata di grande aiuto.
Se si potessero mettere le mani su questa mappa...
o almeno sapere dove la nascondono. Bisognerebbe
pedinare questo straniero, sapere chi , come si
chiama, dove vive.
- Carmine, tu mi chiedi troppo. L'unica cosa
che posso fare per te  cercare di scoprire qualcos'altro
quando ci sar un'altra riunione segreta,
- disse Camilla, sciogliendo Napoleone dalla gamba
del tavolo. - A patto, - aggiunse attirando a s
il cane che aveva tentato di avventarsi sul polpaccio
del professor Bauducco, - che la prossima
volta tu non mi faccia assistere a una simile carneficina.
- Quale carneficina? - chiese lui, pensando al
rischio che aveva corso il suo polpaccio.
- Quella, - esclam Camilla, indicando il piatto
in cui ancora giacevano alcune pelli di salame.
 
Capitolo 13.
La mappa del sottosuolo.

Un templare... un templare... - mormorava tra
s e s Carmine mentre apriva la porta di casa sua.
- C'era un templare tra gli antenati di quella Margherita
di Charnay, certo che c'era. Vuoi vedere
che lo straniero delle riunioni segrete dell'Accademia
delle Scienze...? Discendente di Margherita
di Charnay, forse templare... Bisognerebbe scoprire
chi , come si chiama, dove alloggia... In un
albergo, immagino, dal momento che  un forestiero.
O sar ospite di qualche nobile sabaudo? E
bisogna far presto, non  detto che si fermi a lungo
qui a Torino. Certamente vogliono ritentare il
colpo di far sparire la Sindone, ora che il primo 
fallito. Ma dove sar la reliquia? Certo in un luogo
segreto, che nessuno di noi conosce... e forse
loro s. Ma avr capito bene Camilla? Sar veramente
la mappa delle strade sotterranee di Torino?
E quand'anche lo fosse, e ci permettesse di rifare
il percorso degli incendiari, chi li trova i colpevoli,
a distanza di pi di un mese? Oh Dio, che
pasticcio! Devo telefonare a Priscilla, subito! Che
ore sono? Le dieci e mezzo. Un po' tardi, ma non
sar ancora a letto... ecco qua. E afferrato il telefono,
Carmine si sedette in poltrona e compose
il numero della sua amica.
- Priscilla? Ah, scusi tanto, devo aver sbagliato
numero... - e stava per riagganciare quando la
voce di Priscilla all'altro capo del filo disse:
- Perch mi telefoni solo a quest'ora? Dopo che
ti ho cercato per tutto il giorno. In istituto non
c'eri -. L'angoscia le alterava la voce al punto che
il suo amico non l'aveva riconosciuta.
- Ti racconter tutto dopo. Adesso ho bisogno
urgente del tuo aiuto: dobbiamo trovare una
mappa.
- Una mappa? A quest'ora di notte?
- Ma no! Domani, per dobbiamo sbrigarci.
Occorrerebbe anche pedinare un uomo. Forse questo
potresti farlo tu... - aggiunse con qualche esitazione
il professore.
- Carmine! Sei diventato matto? Io non sono
un poliziotto e non ho nessuna voglia di pedinare
sconosciuti.
- Be'... ne parliamo domani, nel mio studio, ma
vieni appena puoi:  di capitale importanza.
- E poi chi sarebbe quest'uomo? - chiese la ragazza
con una punta di curiosit.
- Non lo so, Priscilla, io non l'ho mai visto. So
solo che  uno straniero, alto, distinto e brizzolato.
- E nient'altro? Sai quante persone cos circolano
per Torino?
- Appunto per questo ho bisogno di vederti al
pi presto; dobbiamo fare un piano. Ho gi qualcosa
in mente, ci penser stanotte. A domani, Priscilla.
- Accidenti, accidenti e poi accidenti! - borbottava
Priscilla inginocchiata per terra, spazzando
con le mani il pavimento del pianerottolo buio.
- Ha perso qualcosa? - chiese una voce dietro
di lei, piovendo dall'alto. Priscilla sollev la testa
e intravvide nella penombra una figura slanciata.
In quel momento, lo sconosciuto fu illuminato dalla
normale luce di una lampadina elettrica. - Quando
uno cerca qualcosa farebbe bene ad accendere
la luce, - aggiunse la voce con una lieve intonazione
ironica e un chiaro accento francese.
- Non sapevo dove fosse l'interruttore, - disse
Priscilla alzandosi e spolverandosi la gonna, mentre
guardava sorpresa il viso dell'uomo alto che le
stava davanti e, porgendole un piccolo oggetto, diceva:
- Cerca questo?
- S, il mio orecchino! L'ho perso proprio davanti
a questa porta, mentre mi ravviavo i capelli
prima di bussare. Grazie!
E mentre si riagganciava l'orecchino al lobo
dell'orecchio, chiese allo sconosciuto se anche lui
si recava all'Accademia delle Scienze per fare ricerche
sull'antica planimetria di Torino: quella era
la scusa con cui Bauducco l'aveva raccomandata a
Camilla, che senz'altro si sarebbe rifiutata di aiutarli
se le avessero rivelato il vero proposito di
quella visita. Lo sconosciuto sorrise: in effetti, la
domanda che Priscilla gli aveva rivolto non era certo
furba, ma l'aspetto eccezionale dello sconosciuto
l'aveva turbata. Gli occhi, soprattutto, chiarissimi
e magnetici.
- No, - rispose l'uomo, - devo solo fare una piccola
commissione -. E, aperta la porta, la precedette
all'interno della sala. Si avvicin al tavolo
della segretaria in pelliccia rossa e le diede una busta
chiusa, pregandola di consegnarla al Professore.
- Dovrebbe venire oggi stesso, alla riunione
delle sei E se ne and facendo a Priscilla un
cenno di saluto.
La ragazza, ancora frastornata, si avvicin al tavolo
della segretaria: aveva intuito che quello sconosciuto
era l'uomo di cui aveva parlato il suo amico
Carmine e che lei avrebbe dovuto pedinare.
- Sono Priscilla Pampieri, - si present, - credo
che il professor Bauducco le abbia annunciato
la mia visita.
- Oh s, - disse la donna in pelliccia, valutando
la ragazza con una certa diffidenza. - Mi ha detto
che avrei dovuto prestarle il mio aiuto per alcune
ricerche.
- Infatti... tra l'altro, sa che non ero mai stata
qui? Non pensavo che fosse una biblioteca cos frequentata...
anche da stranieri, a quanto pare. Quel
signore cos affascinante, quello che le ha portato
la busta... - e abbass gli occhi sul plico, - mi
 sembrato francese. O sbaglio? - Passato il turbamento
causato dallo sconosciuto, Priscilla aveva
recuperato tutta la sua presenza di spirito, e sperava
di ottenere qualche aiuto dalla segretaria.
- S, - rispose Camilla gelida, -  francese -. E
senza aggiungere altro, mise la busta nel cassetto
della sua scrivania.
La faccenda si metteva male: Priscilla si era accorta
di non essere piaciuta alla signora in pelliccia
rossa, e dunque un accordo o una collaborazione
tra di loro era impossibile. Ora per sapeva
per certo che l'affascinante personaggio dai capelli
brizzolati era lo straniero misterioso e che in
quella busta ci doveva essere qualcosa di molto pi
importante: forse la famosa mappa di cui le aveva
parlato Carmine, la mappa dei percorsi sotterranei
della citt. Ebbe un attimo di smarrimento. Bisognava
impadronirsene prima che venisse il Professore
a ritirarla. Ma come fare?
La segretaria, guardandola ostile, le chiese che
cosa desiderava. In realt Priscilla non desiderava
proprio niente, anzi, sarebbe scappata via al pi
presto da quell'ambiente gelido, in cui le si intirizzivano
persino le idee. Ma Carmine si era raccomandato
a lei perch andasse a fondo del mistero
a cui aveva accennato la stessa Camilla,
perch scoprisse qualcosa intorno alla mappa di
cui tanto si parlava e all'agente segreto venuto
dall'estero, come ormai definiva il signore dall'accento
straniero. Ma lei, lei che cosa poteva fare?
Lo sconosciuto se n'era andato, la busta misteriosa
era nel cassetto della segretaria e di li sembrava
impossibile sottrarla. Il tempo passava e bisognava
agire in fretta, prima che lo straniero prendesse
il largo.
Priscilla chiese alla segretaria un numero a caso
di Studi medievali e, mostrando urgenza, l'indicazione
della toilette. La segretaria in pelliccia
gliela mostr mentre si allontanava dalla scrivania
per cercare il numero richiesto. Priscilla si infil
nel bagno: era uno stanzino cos male illuminato
che fece fatica a formare sul cellulare il numero del
professor Bauducco.
- Carmine! Non so che cosa fare. La tua Camilla
mi ha preso in antipatia alla prima occhiata,
e certamente non vorr collaborare con me. Per
ho visto un personaggio che  venuto a consegnare
una busta per un certo Professore, e poi se n'
andato via subito. Aveva l'accento francese, deve
essere lo straniero di cui ti ha parlato Camilla.
- Cerca di prendere la busta e scappa. Non preoccuparti
di altro: deve esserci dentro la mappa.
- Bravo! Ma come faccio? La tua amica  gi
qui che torna con la rivista che le avevo chiesto.
Certo che  molto efficiente, deve conoscere la collocazione
di tutti i vecchi libri polverosi che sono
qui dentro. Dovresti assumerla come segretaria.
- Non fare la spiritosa. Se sta gi tornando alla
sua scrivania, cerca di allontanarla con un'altra
scusa. Telefonale che il suo cane, che  parcheggiato
a casa dell'usciere, sta molto male. Dove ha
messo la busta?
- Nel cassetto della scrivania.
-  chiuso a chiave?
- Non mi pare che abbia una serratura. Ma io
dove vado a telefonare? Nel bagno ci sono adesso
e non posso fermarmi troppo a lungo qui dentro,
se no si insospettisce.
- Inventa qualcosa, ma fa' presto. A che ora viene
questo Professore a prendere la busta?
- Alle sei.
- Sbrigati, Priscilla. Sono le quattro e mezza.
- Dio mio!
E la ragazza usc dallo stanzino maleodorante
che fungeva da toilette.
- Certo che non siete molto ben attrezzati quanto
a servizi igienici qui dentro, - disse alla segretaria
in pelliccia rossa mentre ritirava la rivista.
- Oh, - rispose la donna con un sorriso acido,
- quello  il bagno per il pubblico. Per me e per i
soci ce n' uno moderno, molto pi confortevole.
Priscilla si scelse un posto al lungo tavolo riservato
alla lettura e finse di sfogliare la rivista che
aveva chiesto. Intanto pensava a come allontanare
la segretaria dalla scrivania per impadronirsi della
mappa. Quando le parve che fosse trascorso un
tempo sufficiente per rendersi conto che quello
non era il numero che le serviva si alz e torn alla
scrivania.
- Non  il numero giusto, - disse scuotendo il
capo, - devo aver sbagliato prendendo gli appunti.
Mi scusi, torner un altro giorno. Mi pu dare
un recapito telefonico in modo che possa informarmi
prima se c' quello che mi serve?
- Di solito non facciamo ricerche su richiesta telefonica,
ma dal momento che lei mi  stata raccomandata
dal professor Bauducco, far un'eccezione -.
Camilla, guardandola con acida ironia, le
diede il numero telefonico dell'Accademia delle
Scienze.
Priscilla ringrazi, usc e, scesa mezza rampa di
scale, si ferm sul pianerottolo e fece il numero che
le era stato dato.
- Pronto? Signorina Camilla? - disse con voce
agitata al punto da essere irriconoscibile. - Sono
la moglie dell'usciere. Il suo cane si  ferito, sta
molto male, venga subito! - E attese, fingendo di
rifarsi il trucco con lo specchietto in mano.
Non era trascorso mezzo minuto che una pelliccia
rossa le sfrecci davanti scendendo a precipizio
le scale. Priscilla risal la mezza rampa, entr
nella sala, apr il cassetto della scrivania e, presa la
busta, ridiscese tranquillamente le scale, salut
l'usciere con un bel sorriso, restitu il lasciapassare
e ritir il suo documento. E con pochi passi fu
nel sole di piazza Carignano. La busta con la mappa
del sottosuolo di Torino - ma era proprio lei?
- stava nella sua borsetta, al sicuro. E senza preoccuparsi
di quello che sarebbe successo alla rossa
Camilla, Priscilla si diresse a piedi verso Palazzo
Nuovo. Entr nello studio del professor Bauducco
giusto in tempo per udire una telefonata sconvolgente:
- Come sarebbe a dire, che la ragazza che ti ho
raccomandato  una ladra? Non posso crederci!
Aveva un'aria cos per bene. S, forse hai ragione,
spesso l'aspetto inganna... Ma dimmi, che cosa
ha combinato? Ti ha allontanata con l'inganno
dalla segreteria e ti ha rubato una busta dal cassetto
della scrivania? Ma hai guardato bene? Mi
sembra impossibile! Pareva proprio una brava ragazza.
No, non la conosco bene, viene qualche
volta alle mie lezioni e ieri mi ha chiesto una presentazione
per fare delle ricerche all'Accademia
delle Scienze... Come potevo sospettare che ti volesse
giocare un tiro simile! No, temo di non poterla
rintracciare. Dubito che torner alle mie lezioni,
dopo quello che ha fatto. Non so neppure
come si chiama. Ma ti prego, calmati Camilla! Se
c'erano dei soldi in quella busta te li rimborso io,
sta' tranquilla. In che senso, qualche cosa di molto
pi importante dei soldi? hai paura di avere
guai per la tua carriera? di essere persino licenziata?
Dio mio! Speriamo di no, non potrei mai
perdonarmi di averti causato un simile danno. Riconosco
di essere stato imprudente a raccomandarti
quella ragazza, ma come potevo immaginare
che fosse una tale disonesta... Come dici? devo
stare pi attento nella scelta delle mie amiche?
Ma non  una mia amica, te lo giuro, la conosco
solo di vista, come tutti gli studenti che vengono
alle mie lezioni. Per se dovessi rivederla, ti assicuro
che le far tirare fuori quella busta. A che
ora dovrebbe venire la persona incaricata di ritirarla?
Alle sei? Allora ti telefono pi tardi. Ma
intanto ti prego, cerca di stare calma. A quella persona,
che  certamente importante, racconta come
sei stata ingannata, come sei vittima di una
perfida ladra. Forse sar comprensiva, e non prender
provvedimenti contro di te. Coraggio, Camilla,
vedrai che andr tutto bene.
Dopo quella telefonata, Carmine non ebbe il coraggio
di guardare in faccia Priscilla, e a buon motivo.
 
Capitolo 14.
E tutto si risolse nel migliore dei modi.

Svanite la rabbia di Priscilla e la vergogna di
Carmine, fatta la pace sotto la spinta degli eventi
e l'incalzare del tempo, i due aprirono la busta misteriosa,
causa di tante angosce, e capirono subito
che i loro erano tutti affanni sprecati: la busta conteneva
una fotocopia, neanche tanto nitida; ma
l'importante era che non si trattava di un originale.
Quindi non era un pezzo unico. Carmine tir
un sospiro di sollievo. Non avrebbe mai voluto che
la sua amica dai capelli rossi perdesse il posto per
quell'incidente, del quale nella fretta non aveva
valutato le possibili conseguenze. Trattandosi di
una fotocopia, le conseguenze non potevano essere
troppo gravi.
- Brava Priscilla, sei stata proprio brava! -
esclam tutto giulivo. - A noi in fondo una fotocopia
serve quanto l'originale.
E, dispiegata la mappa sul tavolo, chiusa a chiave
la porta per evitare intrusioni impreviste, si misero
a studiarla. Passato l'entusiasmo del primo
momento, si accorsero di avere sotto gli occhi un
groviglio di linee pressoch inestricabile, tutte dellostesso colore e piuttosto sbavate: effetto certamente
della fotocopiatrice. In alcune si distinguevano
le vie principali di Torino: via Roma, via Po,
via Garibaldi... un rettangolo nero doveva essere
Palazzo Reale, uno spazio bianco con un quadratino
nero in mezzo era certamente piazza Castello con Palazzo Madama. Ma le forme geometriche
corrispondenti a tutti quei luoghi apparivano attraversate
da sottili linee misteriose, che non corrispondevano
a nessuna via conosciuta.
- Questi, - disse Carmine, - devono essere i
percorsi sotterranei. Ma avrebbero dovuto segnarli
con un colore diverso.
- Li hanno certamente segnati con un altro colore,
- obiett Priscilla, - ma attraverso la fotocopiatrice
sono venuti tutti neri.
- Sai che cosa facciamo? Ricalchiamo in rosso
le strade che conosciamo e lasciamo in nero le altre.
Quelli che alla fine risulteranno in nero, saranno
i percorsi sotterranei.
In tal modo il professor Bauducco risolveva la
lettura della mappa. Ma prima di cominciare quel
lavoro sent il bisogno, per la tranquillit del suo
spirito, di sapere come era andata a finire la vicenda
della povera Camilla. Fece il numero di telefono
dell'Accademia:
- Camilla? Sono Carmine. Com' andata col... -
non pot finire la frase. La donna, furibonda, si
espresse in tono assai pittoresco nei riguardi di
quella squinzia dal naso infarinato che con
diabolico inganno l'aveva distolta dalle sue mansioni
per sottrarle quella maledetta busta, prima
causandole un terribile spavento per il suo povero
Napoleone, che invece stava benissimo nel
cortile dell'usciere, e poi un vero e proprio colpo
al cuore quando aveva scoperto, come subito
aveva sospettato, che il plico era sparito dal suo
cassetto.
Il professor Bauducco scost il ricevitore dall'orecchio,
in attesa che l'amica terminasse le sue recriminazioni.
- Quando  arrabbiata, - sussurr a Priscilla coprendo
con la mano il microfono, - si esprime con
le frasi dei vecchi libri che custodisce -. Riaccost
il ricevitore all'orecchio. - Scusa se ti interrompo, -
disse in fretta, approfittando di una pausa di Camilla
che era rimasta senza fiato. - So di averti
messa nei guai. Adesso dimmi come te la sei cavata,
se tutto  finito bene o cosa...
- Premesso che non ti permetter mai pi di raccomandarmi
una persona, per fortuna non  andata
cos male come si poteva prevedere. Quando
 venuto il Professore a ritirare la busta, gli ho raccontato
tutto per filo e per segno. E siccome anche
lui ha un cagnetto che ama molto, ha capito la
mia disavventura, e mi ha subito rassicurata: nella
busta c'era soltanto una fotocopia. Quindi il
danno  poco e la mia carriera non subir conseguenze.
Ma tu, Carmine, cerca di stare pi attento
alle persone che frequenti, soprattutto quando
sono certe tipe...
- Non dubitare, Camilla. Quella ragazza non 
un'amica, come ti ho gi detto, non so nemmeno come
si chiami... una poco di buono? Oh s, visto il tiro
che ti ha giocato... non dubitare, star molto in
guardia da lei. Una civetta sempre con il portacipria
in mano, hai ragione... Ti giuro che se mi capita di
rivederla, le dar una bella lavata di capo. Ma non
credo che si far rivedere, perch ha ingannato anche
me... Certo, certo, star alla larga da quel tipo
di donne. Grazie del consiglio, Camilla. Non ci ricascher
pi -. E con un lungo sospiro, Carmine riattacc
il ricevitore. Poi, esitante, alz gli occhi su Priscilla.
Che lo agghiacci con un silenzio di piombo.
- Scusa, Priscilla, ho dovuto darle ragione. Mi
capisci, no? Non potevo mica dirle che ero stato
io a suggerirti... - Carmine la guardava con il suo
sguardo pi umile e implorante, quello che teneva
in serbo per simili occasioni. Ma quando finalmente
la ragazza si decise a rompere quel silenzio
di ghiaccio, fu solo per dire:
- Mi domando come potrai farti perdonare per
tutti gli insulti che mi sono presa da quella pelliccia
rossa, e per causa tua.
- Ti invito a cena; subito, andiamo -. Carmine
si alz dopo aver ripiegato con cura la mappa e
averla chiusa a chiave nel cassetto della scrivania.
- A questa ci penseremo domani.
Uscirono chiudendo bene la porta dello studio.
 
Capitolo 15.
La lettura della mappa.

Il giorno dopo, armati di matita rossa, i due amici
stavano curvi sulla mappa e ne studiavano i percorsi:
- Questa  via Garibaldi, - diceva Carmine Bauducco.
- La conosco bene, ci passo tutte le mattine. -
E questa  via Po, e qui c' via Verdi, non ci
sono dubbi. Cominciamo a segnarle in rosso.
Le ricalcarono con la matita rossa. All'estremit
periferica di via Po e via Verdi, per concorde valutazione,
terminava il territorio di loro interesse.
- E questo quadratino nero? - chiese Bauducco
indicando una macchiolina lungo una trasversale
di via Verdi, sul lato nord.
-  la Mole Antonelliana! - esclam Priscilla.
- Non riconosci pi la tua Mole?
- Se  lei, non  al posto giusto. C' un errore
di almeno cinque metri, - sentenzi il professore
con aria disgustata. - Comunque segnamo in rosso
la strada che ci passa davanti, via Montebello.
E cos procedendo verso il centro con la matita
rossa, giunsero a Palazzo Reale, attorno al quale si
infittivano le linee nere.
-  ovvio che qui attorno siano pi fitte, se 
vero che tutti i percorsi sotterranei partono da Palazzo
Reale... - stava dicendo il professor Bauducco
quando, dopo un leggero colpo di avvertimento, la porta si
apr davanti a Ciro Cerfoglio:
nell'ansia di leggere la mappa si erano dimenticati
di chiudere a chiave.
Senza essere invitato, il nuovo arrivato si fece
avanti, appoggi entrambe le mani sulla scrivania
dove era distesa la carta topografica, la valut a
lungo con sguardo critico, poi disse:
- Che  questo casino?
- E tu perch ti impicci di cose che non ti riguardano
? - lo aggred Priscilla.
- Siamo sicuri che non mi riguardino? - ribatt
il giornalista con aria offesa. - Questa  una carta
di Torino, ma molto pi intricata di quelle normali.
I due amici si guardarono dubbiosi: dovevano
rivelargli il segreto di quella mappa? renderlo partecipe
del loro progetto?
- Perch la state pasticciando tutta? - chiese ancora
l'altro, sporgendosi sulla scrivania per vedere
meglio. - Che cosa sono queste righe rosse?
Dopo essersi consultati con lo sguardo, i due
amici decisero che conveniva mettere il giornalista
al corrente della vicenda e averlo come alleato
nell'impresa.
- Questa non  una qualsiasi carta topografica
della citt, - spieg il professor Bauducco. - Oltre
alle strade in superficie, quelle che tutti conoscono,
comprende anche i percorsi sotterranei. E
non  stato facile procurarsela. Abbiamo dovuto
persino violare il codice penale.
Cerfoglio li guard stupiti: - E perch l'avete
fatto?
- Per scoprire un eventuale ingresso dal sottosuolo
in Duomo. Gli attentatori potrebbero essere
passati di li.
Priscilla, che aveva assistito in silenzio alla conversazione
tra i due, vincendo l'antipatia per Ciro
Cerfoglio, propose:
- Se sei interessato a questa storia, dacci una
mano, invece di starci a guardare con quell'aria critica.
- Volentieri. Ma prima ditemi perch l'avete pasticciata
tutta con la matita rossa. Perch siete stati
voi, vero? - Cerfoglio indicava la grossa matita
che Bauducco teneva in mano.
- S, siamo stati noi, per distinguere le strade in
superficie dai percorsi sotterranei.
- Ah, vedo, vedo... Questo tracciato sottile che
dai Murazzi va verso Palazzo Reale e il Duomo sarebbe
un percorso sotterraneo? Molto interessante.
Per, se non aveste pasticciato tanto, apparirebbe
pi chiaro.
- Per la miseria! - esclam irritato Bauducco.
- Quest'uomo vuole solo criticare!
- Allora dai Murazzi, cio dal Po, - lo interruppe
Priscilla, - si potrebbe arrivare direttamente al
Duomo. E cos? In tal caso il percorso  chiaro.
- Ma lei, come fa a sapere queste cose? - intervenne
il professore.
Il viso del giornalista si illumin di compiacimento:
- Ogni cronista ha i suoi segreti. Ma torniamo
al problema dell'ingresso: se uno lo cerca ai
Murazzi o comunque in riva al fiume, non lo trova.
Perch non c'. O meglio, ce n' uno, ma  meglio
evitarlo. E a pelo dell'acqua e attraversa una
tana di ratti.
- E allora da dove si entra? - chiese Bauducco
impaziente.
- Da dove nessuno lo sospetterebbe. Vedete
questo quadratino nero?
-  la Mole Antonelliana, - dissero a una voce
Carmine e Priscilla.
- E la via che passa davanti alla Mole?
- Via Montebello. Ma che cos'? Un esame di
topografia? - Il professor Bauducco, irritato dalla
prosopopea del giornalista, stava perdendo la pazienza.
L'altro prosegu imperterrito:
- E sapete chi ha costruito questo grande palazzo
in fondo a via Montebello? Quasi di fronte
alla Mole? No, non lo sapete. Allora ve lo dico
io: l'Antonelli stesso, famoso per la complessit
dei suoi edifici: scale grandi e piccole, pianerottoli
larghi come piazze, corridoi che sembrano cunicoli...
Ma la sua vera passione erano gli scantinati
e i sotterranei. Dei veri labirinti. Niente di
pi facile che smarrirsi nel groviglio sotto il palazzo
d'angolo di cui stiamo parlando. E infatti
 li che c' l'ingresso segreto alla Torino sotterranea.
Ciro Cerfoglio tacque, e guard i due con aria
soddisfatta.
Da parte loro, Carmine e Priscilla lo guardavano
sbalorditi: quell'uomo sapeva un mucchio di cose
che loro ignoravano, e questo in un certo senso
li poneva in condizione di inferiorit. Inoltre le
notizie che avevano appreso li riempivano di spavento.
L'impresa si presentava irta di difficolt e
pericoli. Anzitutto bisognava trovare l'ingresso
giusto, non del palazzo ma degli scantinati, e destreggiarsi
nei cunicoli bui, senza contare i brutti
incontri con topi o peggio; ma ci che pi li atterriva
era l'eventualit di smarrirsi in quei sotterranei,
di non trovare pi l'uscita, di rimanerne prigionieri
per sempre.
I due amici si scambiavano quei pensieri in silenzio,
con sguardi pieni di terrore. Il giornalista
si ferm a rimirarli divertito.
- Bene, ragazzi, - sogghign poi, - vi lascio alle
vostre riflessioni. Io ho da fare.
E spar sbattendo la porta.
 
Capitolo 16.
Pausa di riflessione.

Rimasti soli, Carmine e Priscilla si sedettero ai
lati della scrivania fissando la mappa distesa sul
piano e inseguendo ognuno i suoi pensieri. Che
non erano in realt molto diversi: quello dominante
in tutti e due era l'antipatia per Ciro Cerfoglio,
per la sua sicumera, il sogghigno di superiorit
con cui se n'era andato. Ma in entrambi c'era,
sepolta in fondo al cuore e inconfessata, una briciola
di invidia, non avrebbero saputo dire per che
cosa.
- Quel rompiscatole! - sbott a un tratto il professor
Bauducco. - Possibile che si debba sempre
intrufolare nelle nostre faccende?
Priscilla taceva. Anche a lei spiaceva quell'intempestivo
interferire del giornalista nei loro discorsi,
per il suo senso pratico le suggeriva che
questa volta l'intrusione di Cerfoglio poteva tornare
utile. Sollev gli occhi dalla mappa e li fiss
in viso a Carmine.
- Sai una cosa? - disse. - Sar un rompiscatole,
un pallone gonfiato, un buffone anche, ma stavolta
ci  stato utile.
Il suo interlocutore la guard in silenzio, come
se non capisse. Priscilla, approfittandone, continu:
- E sai che cosa penso? Che dobbiamo servirci
di lui.
- In che modo? Facendoci guidare da lui nei sotterranei
? - Carmine guardava la mappa aperta sul
tavolo.
- Esattamente. Noi da soli non troveremmo
neppure l'ingresso, figurati l'uscita! E poi essere
in tre invece che in due di fronte a un'aggressione
di topi o peggio...
- Che cosa pu esserci peggio dei topi? - chiese
Carmine con aria spaventata. - Pensi veramente...
- Carmine, guardiamo in faccia la realt: i topi
ci sono di sicuro,  il loro habitat. Ma si possono
fare incontri anche pi pericolosi, l sotto. Non
siamo i soli a conoscere l'esistenza di quei sotterranei.
Il professor Bauducco tacque a lungo, pensieroso.
Poi alz improvvisamente la testa dalla mappa,
che guardava senza vedere, e disse:
- Priscilla,  proprio necessario fare questa spedizione
nel sottosuolo? Riflettiamoci bene.
- Hai ragione. Pensiamoci. Che scopo avrebbe
la nostra iniziativa?
- Di stabilire se  effettivamente possibile entrare
in Duomo dal sottosuolo, - disse il professore
con tono didattico.
- E questo a che cosa servirebbe? - domand
Priscilla. - Non certo a far arrestare i colpevoli
dell'incendio, che a quest'ora chiss dove sono.
- E allora? - chiese Bauducco. Non sapeva se
desiderava essere convinto della necessit della
spedizione o del suo contrario.
- E allora, se appurassimo che la cosa  possibile,
potremmo sventare un altro colpo del genere.
Non dimentichiamo che la Sindone  stata salvata
per miracolo, voglio dire per un caso fortunato.
Una seconda volta gli attentatori potrebbero riuscire
nello scopo, qualunque esso sia.
- Perbacco! Hai ragione, Priscilla. E alla prossima
ostensione i fedeli rischierebbero di ammirare
una teca vuota. Sarebbe una cosa gravissima per
la nostra citt e per tutto il mondo cattolico.
- Torino verrebbe accusata di non aver saputo
custodire la sua reliquia pi preziosa. E a pensarci
bene, tutte quelle riunioni segrete di cui ti ha parlato
la tua amica Camilla, e anche la mappa del sottosuolo
consegnata dallo straniero al Professore...
suggeriscono molto l'idea di un complotto.
Il professor Bauducco alz vivacemente gli occhi
su Priscilla, sorpreso dalla sua logica.
- Hai ragione, non ci avevo pensato. Noi non
potremo mai mettere le mani sui colpevoli dell'attentato
compiuto, ma possiamo mettere in guardia
le autorit su un attentato futuro. Per, - aggiunse,
dopo un attimo di riflessione, - noi non
sappiamo dove sia custodita la Sindone.
- Noi no, ma loro s, - sentenzi Priscilla.
- Loro chi? Non essere sibillina.
- I futuri possibili attentatori. Quelli che si riuniscono
segretamente all'Accademia delle Scienze,
per esempio, tra i quali c' forse un templare
dei nostri giorni: non dimenticare la frase colta da
Camilla attraverso il muro, che la Sindone deve
tornare agli antichi proprietari...
- S, ora mi ricordo. Ma la reliquia sar ben custodita
nella Curia con cento chiavistelli, in un nascondiglio
segreto.
- Anche un nascondiglio segreto  noto a qualcuno,
certo a pi di una persona. E se loro avessero
un complice in Curia? Chi pu saperlo? Noi no
di certo.
Il professor Bauducco rest a lungo in silenzio.
Le parole di lei gli avevano messo in corpo una
grande agitazione.
- Priscilla! - esclam infine. - Sai che cosa devi
fare? Riagganciare quel giornalista!
- Io? e perch proprio io?
- Perch come donna ti  pi facile. Per me,
l'avrai capito, non ha nessuna simpatia. L'hai visto
quando  venuto qui. Voleva solo mostrarmi la
sua superiorit. Voleva umiliarmi ai tuoi occhi.
- E chi ti dice che abbia simpatia per me?
- Si capisce da come ti guarda. E poi, perch 
venuto a trovarci? Per vedere te, non certo me.
Comunque sia, tu hai visto giusto, oggi ci  stato
utile, e potr esserlo ancora di pi in futuro. Chiedigli
il suo aiuto, per la spedizione nei sotterranei,
digli pure che non ti fidi di me...
- Che non mi fido di te in quali circostanze?
Spiegati meglio.
- Per esempio se ci assalissero dei topi. Io non
ho nessuna esperienza di quelle bestie.
- E pensi che lui ne abbia?
- Non so. Ma come cronista gli sar capitato di
recarsi in qualche topaia...
- Come filologa devo farti notare che una topaia
non  necessariamente piena di topi. Ma lasciamo
stare, tanto ho capito: tu hai paura di quei
sotterranei e vuoi l'aiuto di Ciro Cerfoglio, ma non
vuoi abbassarti a chiederglielo tu. E va bene, lo
far io. Gli chieder di accompagnarci in questa
spedizione. Bada che ho detto accompagnarci.
- Non dubitare, Priscilla. Non ti lascerei mai
andare da sola con quel... Ci sar anch'io. In tre
sar sempre meglio che in due.
Quella notte il professor Bauducco stent a
prendere sonno, e quando, verso l'alba, si addorment,
ebbe incubi terribili. Napoleone lo aveva
atterrato, gli era salito sul torace e cercava di azzannargli
il naso, i quattro canini vicinissimi al suo
viso. A un tratto i canini si trasformavano nei denti
di un roditore... non era pi Napoleone che stava
per azzannarlo, ma un enorme ratto dallo sguardo
feroce. Si svegli urlando. Ma per fortuna in
casa non c'era nessuno.
 
Capitolo 17.
L'entusiasmo.

Se mai Carmine Bauducco aveva nutrito entusiasmo
per la spedizione, dopo quell'incubo non ne
aveva quasi pi. Quando Priscilla entr nello studio
del quinto piano con Ciro Cerfoglio, li guard
come se fossero due fantasmi.
- Che ti  successo, Carmine? - chiese preoccupata
la ragazza.
- Niente. Ho avuto un incubo stanotte. Ma
non voglio parlarne. Piuttosto, - e si rivolgeva
al giornalista, -  disposto ad accompagnarci in
una piccola spedizione nei sotterranei? Lei ne
parlava l'altro giorno come se ne avesse una certa
esperienza... s, insomma, come se ci fosse gi
stato.
- No, a dire il vero non ci sono mai stato. Ma
sono disposto a tentare quest'avventura. I percorsi
sotterranei mi incuriosiscono.
- E potr sempre tirarne fuori un bell'articolo
per il suo giornale, - insinu Bauducco.
- Certo.  per quello che ci vengo, e per la sicurezza
della dottoressa Pampieri.
- Per la mia sicurezza? - ripet lei con aria interdetta.
- Come sarebbe a dire?
- Credi che il tuo amico professore sarebbe in
grado di difenderti in caso di aggressione, da qualsiasi
parte venga?
- Che cosa vuol dire con quel da qualsiasi parte? -
chiese allarmatissimo Bauducco.
- Non ci sono mica solo topi nel sottosuolo: credo
di averle gi detto che vi si possono fare incontri
di ogni specie, e per lo pi non piacevoli,
questo  certo. Possono esserci persone che si nascondono
nei sotterranei e non gradiscono essere
viste, per esempio. Non siamo i soli a conoscere
l'esistenza di quei percorsi.
Il professore taceva, riflettendo sulle ultime parole
del giornalista. Il poco entusiasmo che gli era
rimasto per la spedizione andava azzerandosi rapidamente.
Ciro Cerfoglio, assaporando quel silenzio
come una vittoria, ne approfitt per prendere
in mano la direzione dei preparativi.
- Statemi bene a sentire: occorre un abbigliamento
adatto, sotto terra  piuttosto freddo e umido.
Maglione, giacca a vento e pantaloni impermeabili,
nel caso trovassimo dell'acqua. Un casco
leggero nell'eventualit che goccioli dall'alto. Una
torcia e una lanterna a batteria, con pile di ricambio.
Un forcone da fieno...
- Che cosa? - chiesero all'unisono i due amici.
- Avete capito bene. Io porto la mia pistola: come
cronista ne ho una regolarmente denunciata.
Ma suppongo che voi non possediate armi. Quindi
un forcone  indispensabile. Altrimenti, come
intendete difendervi?
I due si guardarono smarriti. Carmine sent che
le ginocchia gli mancavano e dovette sedersi. Il
giornalista continu imperterrito:
- Non crederete che sia come andare a passeggio
in via Roma. Ah, dimenticavo! Scarponi impermeabili.
E con questo l'equipaggiamento  completo.
Adesso mettiamoci d'accordo sul giorno e l'ora.
- Non le sembra di accelerare troppo, Cerfoglio?
- disse Carmine non appena trov il fiato
per contrastare la foga organizzativa del giornalista.
- Noi l'equipaggiamento dobbiamo comprarlo.
E il forcone da fieno?
- Arrangiatevi. Fatevelo prestare da un contadino.
Io posso organizzare la faccenda e garantirvi
una certa sicurezza. Voi procuratevi l'occorrente.
Torniamo alla data e all'ora: badate che non ho
tempo da perdere, devo andare in redazione. Dunque
? - Cerfoglio tacque, aspettando la risposta.
Carmine aveva perso non soltanto l'entusiasmo,
ma anche ogni voglia di fare quella spedizione, e
cercava almeno di procrastinarla il pi possibile.
In qualche modo inconfessabile, sperava di evitarla
del tutto. Il giornalista approfitt del suo silenzio
per riprendere il tono organizzativo:
- Io in settimana sono impegnatissimo. Direi
quindi di partire sabato, cos abbiamo a disposizione
eventualmente anche la domenica. Bisogner
portare cibo e bevande, diciamo, per due giorni. Ci
pensi tu, Priscilla? per forza, sei l'unica donna. Allora
ci ritroviamo qui sabato mattina, diciamo verso
la mezza. Io vado, - concluse aprendo la porta.
Poi, con la mano sulla maniglia, si volt e disse:
- Ah, Priscilla! Ricordati che a me il tonno non
piace, - e spar sul pianerottolo.
Rimasti soli, Carmine e Priscilla si guardarono
in silenzio.
-  proprio necessaria questa spedizione? - mormor
lui infine, cos sottovoce, quasi balbettando,
che la ragazza non cap.
- Che cos'hai detto, Carmine?
Lui si schiar la gola, poi con voce ferma disse:
- Ho chiesto se  proprio necessario che facciamo
questa spedizione. Non credevo che fosse cos
faticosa e... pericolosa. In fondo, chi ce lo fa fare?
Lei lo guard decisa.
- Carmine, anch'io ho paura. E ho gli stessi dubbi
che hai tu. Ma ormai ci siamo dentro, non possiamo
tirarci indietro adesso. Quel tuo amico, poi,
non smetterebbe mai di rinfacciarcelo.
- Non  mio amico, te l'ho gi detto, e ti prego
di non costringermi a ripeterlo.
- Ma sei stato tu a volerlo in questa impresa. Sei
stato tu a chiedermi di convincerlo con tutti i mezzi
a mia disposizione. Io l'ho fatto, e adesso tu ti
tiri indietro.
- Quello ci viene per fare una passeggiata con
te, l'ha persino detto -. Bauducco fece il verso a
Ciro Cerfoglio, ma in falsetto: - Vengo per la sicurezza
della dottoressa...
- Carmine, - lo richiam Priscilla con tono malizioso,
- se sei geloso di Ciro, andate voi due, e
io me ne sto a casa.
- No! - grid lui. - Questa  l'ultima cosa che
voglio. Piuttosto andate voi due e a casa ci resto io.
- Sei... sei abominevole! - scand Priscilla alzandosi
di scatto e avviandosi decisa alla porta.
- Me ne vado! Non voglio pi avere nulla a che
fare con te!
- No, no, Priscilla, ti prego... Fa' conto che non
abbia detto niente. Ti prego, non litighiamo... 
che sono angosciato da quello che ci aspetta. Ho
avuto un incubo terribile stanotte, ero aggredito
da una valanga di ratti enormi, mi sono svegliato
urlando di terrore... e le parole di quel giornalista
non hanno certo migliorato la situazione -. Intanto
Carmine si era alzato, aveva inseguito la ragazza
e l'aveva bloccata sull'uscio gi aperto. Le prese
le mani. - Ti prego, - disse, con il tono della disperazione,
- non abbandonarmi proprio in questo
momento. Senza di te mi sentirei perduto. Ti
supplico...
Lo sguardo di lei era fermo.
- Anch'io ho paura, - gli disse. - Ma non dobbiamo
lasciarci sopraffare dall'angoscia. E poi vedrai
che la faccenda non  cos pericolosa come
Cerfoglio tenta di farci credere. Vuole soltanto farsi
bello ai nostri occhi.
- Ai tuoi, vorrai dire, - mormor il professor
Bauducco con un fil di voce, e depose un timido
bacio sulla mano destra della ragazza.
 
Capitolo 18.
Preparativi.

I due amici passarono il pomeriggio seguente a
completare il loro equipaggiamento. La base era
un normale abbigliamento da montagna, che entrambi
gi possedevano. In un negozio di articoli
sportivi, il professor Bauducco trov dei caschi leggeri
in plastica con l'aggiunta di una lampada a pile
sopra la fronte: ricordava di averli visti in testa
agli sciatori quando facevano discese notturne a
Bardonecchia. Ne compr uno per s e uno per Priscilla.
- Il giornalista si arrangi, - sentenzi con una
punta di cattiveria. Tuttavia compr anche una
torcia portatile a pile e parecchie batterie di riserva.
Restava irrisolto il problema del forcone da fieno.
Sbirciarono in un negozio di armi, ma ne restarono
atterriti: non c'era nulla di cos innocuo.
- Non hai per caso un parente contadino? - chiese
Priscilla a Carmine.
- No, e tu? - fu la risposta.
- Conosco uno che ha un orto. Ha diversi attrezzi,
ma non credo che abbia un forcone da fieno:
mica coltiva fieno, nell'orto.
- E allora non ci resta che andare al pi vicino
consorzio agrario. L ne vendono di sicuro.
Cos fecero. La scelta del forcone fu tutt'altro
che facile, per via della lunghezza del manico: ne
avevano di tutte le misure.
- A voi, per che cosa vi serve? - chiese il venditore.
- Per fieno o paglia?
I due si guardarono indecisi: potevano dire che
serviva contro i topi o altri animali pi pericolosi?
Per non essere considerato stravagante, il professor
Bauducco spieg che gli serviva talvolta per il
fieno e talvolta per la paglia, ma siccome produceva
una quantit molto limitata di entrambi riteneva
che gli bastasse un unico attrezzo: era inutile,
volle specificare, comprarne uno col manico
lungo da fieno e uno col manico corto da paglia,
perch lo avrebbe usato molto raramente, in quanto
non era un contadino di mestiere, ma solo... Il
venditore non permise al professor Bauducco di
continuare la sua lezione sull'utilizzo del forcone
e lo interruppe con mala grazia:
- Senta, ho altra gente da servire: mi dica di
quale lunghezza lo vuole e facciamola finita.
Un po' offeso, il professor Bauducco chiese una
lunghezza media; il venditore and nel magazzino
e gli port il forcone.
- Me lo incarta, per favore?
L'uomo lo guard, tra lo sbalordito e l'arrabbiato:
- Che cosa ha detto? Che glielo incarti? Signore,
non mi faccia perdere altro tempo. Si prenda il
suo forcone, paghi alla cassa e se ne vada.
- Ma non posso andare in giro con un forcone
in mano! E un'arma impropria e potrei...
L'uomo aveva perso la pazienza. Afferr il forcone,
lo mise sgarbatamente in mano al professore
e, spingendo sia lui sia Priscilla verso la cassa,
si mise a urlare:
- Non mi importa un accidente se  un'arma
impropria! Se lo carichi sul suo furgoncino e sparisca!
- Ma io non ho un furgoncino, - protest tutto
avvilito il professor Bauducco stringendosi al petto
il suo forcone nuovo fiammante, - ho una comune
automobile e non so neanche se ci sta dentro...
- Lasci aperto il finestrino e il manico fuori! - gli
grid dietro il venditore, contento di essersi liberato
di quello strano cliente, mentre tornava dietro
il banco per occuparsi degli altri. Chiss a cosa
serviva, a quello l, il forcone... di sicuro non ne
aveva mai maneggiato uno.
Effettivamente Carmine si trov in difficolt
con quell'arnese in mano mentre si avviava alla sua
macchina, parcheggiata a qualche distanza: soprattutto,
lo innervosivano gli sguardi stupiti o ironici
dei passanti, e quelli disgustati di coloro che
rischiava di investire con i tre rebbi dell'attrezzo.
Ma assai peggio fu il mattino convenuto per l'incontro,
quando Carmine dovette portarlo nel suo
studio al quinto piano. Per fortuna era sabato, e
l'universit era quasi deserta. C'erano tuttavia alcuni
colleghi che avevano la brutta abitudine di fare
lezione il sabato mattina. Pochi, per fortuna: infatti
il professor Bauducco pot percorrere veloce
il corridoio del pianterreno fino agli ascensori senza
incontrare nessuno. Tutto contento si infil in
un ascensore gi aperto, che sembrava aspettare
proprio lui; premette il pulsante del quinto piano,
e si sent in salvo. Ma proprio quando la porta automatica
si stava richiudendo e lui stava per tirare
un sospiro di sollievo, una scarpa s'infil nella
fessura ancora aperta, bloccando il meccanismo di
chiusura. Era l'ultima cosa che desiderava: uno dei
pochi colleghi del sabato mattina era riuscito a entrare
in ascensore.
- Bauducco! Che cosa fai con quel forcone?
- Eh? Che cosa faccio? Oh, niente. L'ho comprato
per il mio giardino, me lo porto dietro perch
a lasciarlo in macchina ho paura che me lo rubino.
Sai, di questi tempi... - ment con scarsa convinzione.
- Certo, - fece l'altro. Poi per, come per un
dubbio, si ferm sulla soglia dell'ascensore al piano
a cui doveva scendere, gi con un piede fuori:
- Tu hai un giardino? in piazza Statuto?
Ma il professor Bauducco aveva gi premuto il
pulsante del quinto piano e la domanda indiscreta
rest senza risposta.
Quando arriv alla porta del suo studio, trov
Priscilla che lo aspettava con uno zainetto in
spalla.
- Ciao, - la salut, posando con un sospiro tutta
la sua ferraglia per aprire la porta. Accenn allo
zainetto. - Che cos'hai l dentro?
- Panini imbottiti e acqua minerale.
- Niente vino? - chiese preoccupato Bauducco,
che considerava un sorso di vino come una panacea
indispensabile in tutte le circostanze. Priscilla
rispose allargando le braccia, sconsolata.
Erano entrati nello studio e lui aveva posato forcone
ed elmetti sulla scrivania. Ora si guardavano
in silenzio, senza sapere che cosa dire. Aspettavano
il giornalista. Nessuno dei due parlava: se lo
avessero fatto, avrebbero rivelato l'angoscia che li
opprimeva entrambi, se pure in maniera diversa.
- Quello naturalmente  in ritardo, - disse Carmine
Bauducco dando un'occhiata all'orologio.
- Veramente siamo noi in anticipo, - obiett
Priscilla. Poi ricaddero nel silenzio. E fu con sollievo
che udirono il ronzio dell'ascensore, i passi
sul pianerottolo, un colpetto alla porta. Ciro Cerfoglio
entr salutando con insolita espansivit, si accost
alla scrivania e si mise a esaminare l'equipaggiamento.
- Oh, bellissimi questi elmetti con la pila! - Ne
prov uno e fu soddisfatto, perch era proprio
della sua misura. - Mi va bene. Credo che questo
lo terr io, - e lo leg alla sua giacca a vento.
- Lei, professor Bauducco, pu portare la lanterna
a mano.
- Ma... - tent di protestare l'altro.
- Vede, professore, io ho bisogno di avere le mani
libere, nel caso dovessi usare la pistola.
- E il forcone, chi lo porta?
- Lei, naturalmente. La signorina ha gi il suo
bagaglio sulle spalle. Non le far per caso paura tenere
un forcone in mano?
Carmine Bauducco non os ribattere, perch era
vero: quel forcone gli faceva davvero paura, anche
solo a tenerlo in mano. E se si fosse trovato nella
necessit di usarlo? contro i topi, per esempio? o
peggio? se si fossero imbattuti in qualche malvivente?
Trov il fiato per parlare:
- Intendiamoci, Cerfoglio: il forcone lo porter
io, ma se dovessimo essere aggrediti, magari da
qualche malvivente, la difesa del gruppo spetta a
lei.  lei che ha la pistola.
- Non dubiti, professore. Non ho mai pensato
che in caso di aggressione si potesse contare su di
lei. Il forcone  solo per i topi, che nei sotterranei
possono assumere dimensioni notevoli -. E con
quella specie di incoraggiamento Cerfoglio si avvi
alla porta, seguito da Priscilla con il suo zainetto
in spalla e dal povero Carmine Bauducco,
che a stento si reggeva in piedi, soprattutto dopo
la maligna precisazione del giornalista.
 
Capitolo 19.
Nel sottosuolo.

Ma intanto s'era fatto tardi. La scarsa attivit
del sabato era tutta in fermento. I tre aprirono cautamente
la porta e sbirciarono fuori.
- Come facciamo a uscire dall'universit con
questo armamentario? - chiese Bauducco accennando
al via vai che animava il corridoio.
- Lei come ha fatto quando  venuto? - ribatt
Cerfoglio. - Faccia la stessa cosa.
- Ma quando sono venuto non c'era quasi nessuno
in circolazione, invece adesso...
- Professore, io le ho risolto i problemi pi gravi.
Lei adesso non ne inventi altri che non esistono.
Ognuno prenda la sua parte di attrezzatura e
andiamo.
Cos dicendo, Cerfoglio usc sul pianerottolo senza
nulla in mano, seguito da Priscilla con lo zaino
e una busta di plastica contenente l'elmetto. Ultimo
veniva il professor Bauducco con le braccia ingombre
di attrezzi che, quando li pos a terra per
chiudere la porta, fecero un orrendo rumore di ferraglia.
Tutti quelli che passavano nel corridoio si
voltarono a guardare. Qualcuno ebbe persino l'ardire
di fermarsi, ma venne fulminato dall'occhiata
pi feroce che Carmine potesse lanciare con i
suoi occhi miti. E nessuno os fare osservazioni.
Usciti dalla porticina che dava su via Verdi, il
professore si diresse velocemente alla sua auto, che
aveva parcheggiato a poca distanza. Ma il giornalista
lo ferm:
- Non vorr prendere la macchina? La nostra
meta  qui a due passi, - e indicava la Mole.
- E questo? - Bauducco accennava al forcone.
- Lo porti in mano con naturalezza. Non peser
mica, no?
- Certo che non pesa, ma potrebbero arrestarmi
per possesso di arma impropria, - protest Bauducco;
aveva deciso di ribellarsi alle imposizioni
di quella specie di giornalista.
Per tutta risposta, l'altro si avvi a grandi passi
verso via Montebello, e il professore fu costretto
ad arrancargli dietro con tutta la sua ferraglia
sbatacchiante. Raggiunse i suoi compagni di spedizione
sul portone di un antico palazzo, quasi di
fronte alla Mole Antonelliana, e gett loro un'occhiata
di fuoco, specialmente a Priscilla che lo aveva
abbandonato a se stesso con tutti i bagagli per
correre dietro a quel bellimbusto. Ma non ebbe
tempo di profferire verbo, perch Cerfoglio era gi
scomparso nell'androne, aveva svoltato a destra in
un corridoietto buio e faceva strada grazie alla lampadina
dell'elmetto.
Al professor Bauducco non rest che seguire le
tracce di quella luce, che nascondeva completamente
il giornalista e lasciava appena intravvedere
la sagoma di Priscilla la quale, a grandi passi,
procedeva dietro di lui. A un tratto Carmine si accorse
che il corridoietto, dopo un certo numero di
curve, cominciava a discendere, e il fondo non era
pi in cemento ma in terra battuta.
- Accendete le vostre lampade e state attenti
agli scalini -. Era la voce di Cerfoglio, e rimbombava
nel cunicolo come se provenisse da molto
lontano.
Carmine e Priscilla accesero le loro lampade giusto
in tempo per non ruzzolare gi per una ripida
scala scavata nella terra. Il buio, prima attenuato
da rare griglie che si aprivano nel soffitto, ora si
era fatto totale. Finita la scala, il cunicolo continuava
a discendere, sia pure lievemente. Bauducco
si domandava invano dove potevano essere.
Aveva perso il senso dell'orientamento alla prima
svolta, e ora temeva che anche la loro guida si fosse
smarrita.
- Cerfoglio! Lei sa dove ci troviamo? - chiese
preoccupato, dopo molto che procedevano in silenzio.
- No, - fu la risposta che venne, pareva, da una
grande distanza.
-  sicuro che non ci stiamo perdendo? - domand
ancora, allarmato da quel laconico no.
- Professor Bauducco, capisco che lei possa avere
paura del buio, ma finora non abbiamo incontrato
nessuna diramazione. Quindi  chiaro che
non ci stiamo perdendo.
Improvvisamente Priscilla cacci un urlo:
- Qualcosa mi ha sfiorato! Che cos'era?
E in quel momento il qualcosa sfior anche Carmine,
che alla luce della torcia distinse un grosso
ratto che velocissimo correva rasentando il muro.
- Un ratto, Priscilla! Un ratto enorme! - grid,
appena lo spavento gli permise di parlare.
- Perch non l'ha infilzato col forcone? - lo redargu
la voce insolente di Cerfoglio in testa al
gruppo.
- Non ho fatto in tempo. E poi scappava... - Il
professor Bauducco stava per spiegare la sua teoria
che non si deve infierire sui nemici in fuga, quando
and a sbattere contro la schiena di Priscilla,
che si era fermata di botto dietro il capofila.
- Che succede? - grid Bauducco. - Perch vi
siete fermati?
- Siamo arrivati a un bivio, il cunicolo qui si
biforca. Devo guardare sulla mappa -. Il giornalista
estrasse di tasca la mappa e cominci a studiarla.
Carmine e Priscilla tendevano l'orecchio a
infiniti fruscii che prima il rumore dei loro passi
aveva coperto.
- Dio mio! - esclam la ragazza. - Saranno topi?
- Penso proprio di s. Scalpicciamo un po', cos se ne vanno.
- Carmine, comincio a pensare che ci siamo cacciati
in un guaio.
- Io lo penso gi da molto tempo, - mormor lui.
Intanto il giornalista aveva terminato lo studio
della mappa, e la stava riponendo in tasca.
- Siamo di fronte a uno strano bivio: c' un cunicolo
uguale a questo che va a destra, e uno pi
stretto che va a sinistra. Quello di sinistra sembrerebbe
una scorciatoia perch, se la carta non erra,
pi avanti si ricongiunge all'altro. Direi di prendere
la scorciatoia.
Presero la scorciatoia. Procedettero per una decina
di metri, poi dovettero curvarsi perch il soffitto
si abbassava. Dopo un lungo tratto furono costretti
a fermarsi di fronte a un cumulo di terra e
pietra che ostruiva il passaggio.
- Dobbiamo tornare indietro: la scorciatoia  interrotta.
Il tono di Cerfoglio era tale che non ammetteva
commenti. Fecero dietro front e la fila si invert.
Ma il giornalista stava gi spingendo per risalire
in testa, e n Priscilla n Carmine si opposero
alla sua decisione o protestarono: nessuno dei
due aveva fiato sufficiente per parlare. Carmine
ebbe cura di lasciar passare avanti Priscilla perch
non fosse l'ultima della fila. Dopo una faticosa
marcia si ritrovarono al bivio. Presero il cunicolo
che prima avevano scartato e camminarono a lungo,
finch due diramazioni di uguale ampiezza non
si aprirono davanti a loro. Dovevano tenersi a destra
o a sinistra?
- Avremmo dovuto portare una bussola, - disse
il giornalista.
- Ma non sappiamo nemmeno se dobbiamo andare
a nord o a sud! - protest Bauducco. - Dopo
tutte quelle giravolte...
- Che cosa pretendeva, professore? - grid
Cerfoglio irritato. - Che nel sottosuolo ci fosse
un'autostrada? Aiuto! - L'ultima esclamazione gli
era sfuggita perch aveva visto un groviglio di ratti
che, illuminati dalla lampada dell'elmetto, avevano
arrestato la corsa verso di loro e adesso li
guardavano spaventati. Erano chiaramente animali
in fuga. Ma da che cosa?
La spiegazione la forn un colpo d'arma da fuoco,
proveniente da uno dei due cunicoli. Qualcuno
sparava sul mucchio di ratti, che reagivano
squittendo e calpestandosi nella foga di fuggire. Al
primo colpo ne seguirono altri, una vera raffica.
- Presto, - ordin il giornalista, - prendiamo il
cunicolo libero! C' gente dall'altra parte che sta
venendo in qua, e spara. Meglio spegnere tutte le
lampade e nascondersi.
Spensero le lampade e in silenzio si infilarono
nell'unico cunicolo sgombro. Fecero pochi passi a
tentoni e furono costretti a fermarsi: non potevano
procedere al buio, tastando con le mani le pareti
umide e viscide, senza vedere dove mettevano
i piedi. E se ci fosse stata una voragine?
Attesero in silenzio per capire che cosa facevano
gli altri. E presto si udirono delle voci.
 
Capitolo 20.
Incontri sotterranei.

- Presto, tiri fuori la mitraglietta, - diceva una
voce allarmata, - siamo nella tana dei ratti. Spari
prima che ci aggrediscano -. Le parole dello sconosciuto
furono seguite da una raffica che fece
strage fra i topi. I pochi sfuggiti alla morte scappavano
squittendo, infilandosi dove potevano, anche
fra le gambe dei tre compagni paralizzati dalla
paura. Ma i ratti avevano ben altro a cui pensare
e non li degnarono di alcuna attenzione.
- Accidenti, - mormor Cerfoglio non appena
recuper la voce, - quelli hanno una mitraglietta.
Bauducco, - chiam sottovoce, in modo che le sue
parole fossero coperte da quelle degli altri e dallo
squittio dei ratti in fuga, - venga qui davanti con
il forcone, cos infilza quelli che ci vengono addosso.
I topi, naturalmente.
- Cerfoglio, le passo il forcone. Faccia lei... se
mai usi la pistola -. La voce di Carmine era poco
pi di un impercettibile soffio.
- Bravo, cos quelli ci scoprono, - rispose l'altro.
Tramite Priscilla, il forcone giunse in prima
linea e fu afferrato da Cerfoglio con mano che parve
alquanto tremante.
Il giornalista si dispose a infilzare topi alla cieca.
- Lei  proprio un imbelle, signor professore, -
borbott sottovoce. - Come si fa ad aver paura di
qualche ratto spaventato... - ma a quel punto tacque,
perch sent una massa piuttosto pesante infilzarsi
da sola sul forcone e dibattersi squittendo,
mentre altri animali gli fuggivano tra le gambe. Comunque,
gli sconosciuti dovevano aver fatto una
strage: poco dopo che furono cessati gli spari, cessarono
anche gli squittii, e due uomini comparvero
nella luce delle loro lampade.
- Che schifo, - diceva uno, - camminare su questo
tappeto di topi morti.
- Non si lamenti. Pensi che questo cunicolo ci
porta diritti alla nostra meta. Se non avessimo avuto
la sfortuna di capitare in quella tana di ratti...
- Ma  sicuro che una volta arrivati all'Accademia
troveremo un'uscita per salire in superficie?
- Certo, e quando saremo emersi... - Le parole
dello sconosciuto si persero nel cunicolo.
Cerfoglio lasci che i due si allontanassero, poi
sussurr ai suoi compagni d'avventura:
- Quei due senza volerlo ci hanno indicato la
strada. Se loro sono diretti all'Accademia delle
Scienze, noi dobbiamo proseguire in linea retta.
Loro infatti hanno svoltato a sinistra.
- La voce di uno di quei due mi pare di conoscerla,
- mormor Priscilla. - Non avete notato un
lieve accento straniero?
- Non ho notato niente, - rispose Cerfoglio,
mentre Bauducco taceva, non essendosi ancora ripreso
dallo spavento. Si riscosse quando il giornalista
gli porse con mala grazia il forcone: - Ecco,
si riprenda il suo forcone, Bauducco, e badi che 
sporco di sangue. E ora procediamo in fila come
prima, e stiamo attenti. Non dobbiamo essere lontani
dal Duomo.
Camminarono in silenzio per qualche centinaio
di metri, ma senza altri inconvenienti, ognuno immerso
nei suoi pensieri. La mente che, sebbene
confusa, lavorava pi di tutte era quella di Carmine
Bauducco: un vero vulcano ribollente di magma
che, se avesse potuto fuoriuscire, si sarebbe riversato
tutto sulla testa di Ciro Cerfoglio. Il quale
era il capo di quella spedizione, o meglio, l'unico
che avrebbe potuto tirarli fuori da quegli orrendi
sotterranei. Forse. Ma se fossero riusciti a venirne
fuori, quello avrebbe ascoltato tutto ci che
pensava di lui. Trascinarci in questa sordida avventura, -
diceva tra s il professore, dimentico
del fatto che erano stati lui e Priscilla a chiedere
l'aiuto di Cerfoglio, - in mezzo a topi giganti, - e
qualche topo in fuga lo incontravano ancora, ma
talmente spaventato e veloce che non c'era bisogno
di usare il forcone, - a malfattori di ogni specie,
- e pensava ai due armati di mitraglietta che
avevano fatto strage di ratti, - senza mangiare,
senza bere, nell'acqua e nel fango... no, per la verit
acqua e fango non ne abbiamo trovati, ma umidit
s, e poi? Dove ci porter questo cunicolo? Se
almeno ci avesse detto prima a che cosa saremmo
andati incontro...
Questi, pi o meno, erano i fumosi discorsi che
Carmine faceva tra s, quando il corso dei suoi
pensieri fu interrotto dalla voce del giornalista, che
diceva:
- Attenzione! Il cunicolo sale -. E poco dopo:
- Qui ci sono degli scalini...
Troppo tardi: Carmine ci aveva gi inciampato
ed era stato costretto ad appoggiare le mani per
terra. Non aveva toccato che terreno umido, ma
ne prov ugualmente ribrezzo, e si lasci sfuggire
un'imprecazione:
- Accidenti, Cerfoglio! Non poteva avvertire
prima?
- Non pensavo, professore, che avesse i riflessi
cos lenti, - rispose il giornalista. - Vi ho avvertiti
appena li ho visti.
Bauducco avrebbe voluto rintuzzare l'insolenza
dell'altro, ma gli mancava il fiato: quei gradini, scavati
malamente nel terreno, erano molto alti e faticosi.
Per fortuna non salirono a lungo: la scala finiva
contro una parete rocciosa.
 
Capitolo 21.
Fine del percorso.

Il percorso sotterraneo finiva bruscamente in cima
a quella scala di terra battuta. I tre si trovarono
ammucchiati sull'ultimo scalino, che per fortuna
era pi largo degli altri.
- Sembrerebbe un pianerottolo, - osserv Bauducco
rinunciando ai suoi propositi critici.
- Forse  un pianerottolo... Mi dia la sua lampada,
professore. Carmine pass la lampada a
Cerfoglio. Il giornalista la sollev in alto. - Dal
momento che non c' nessuna uscita a livello della
scala, - disse, tastando con la mano libera la parete
di roccia, - ci deve essere un'uscita in alto.
Forse una botola, o qualcosa del genere.
E sollevando la lampada, illumin accuratamente
il soffitto del cunicolo: nella roccia apparve
abbastanza nitido un riquadro di circa sessanta
centimetri di lato. I tre si guardarono stupiti.
- Non pu essere che l'uscita del cunicolo, - disse
Bauducco.
- Di questo cunicolo, - lo corresse Cerfoglio. - E
sa che cosa le dico, professore? Che dobbiamo essere
sotto il pavimento del Duomo. Sst! Fate silenzio.
Dall'alto proveniva un suono felpato, eppure pesante,
di passi. Molti passi, di persone che sfilavano
sopra le loro teste, sulla botola, forse coperta
da un tappeto. Poi quel suono cess. E poco dopo
si ud debole, molto debole e lontano, un suono
di voci in coro.
Tutti e tre trattennero il respiro; infine Bauducco
sussurr:
- Cantano Vespro. Che ora ?
- Le sei del pomeriggio, - rispose il giornalista.
Poi, guardando in alto, disse sussiegoso: - Avete
capito da dove possono essere entrati gli attentatori?
- E indic la botola sopra le loro teste.
- Chiss quanto pesa, per, - obiett Bauducco.
- Certo, ma chi  venuto con un piano preciso
doveva essere anche organizzato. Avranno avuto
chiss quale marchingegno per sollevare la lastra.
Strano, per: mi pare che il cammino che abbiamo
percorso sia molto pi lungo della distanza che
separa via Montebello dal Duomo.  vero che il
cunicolo era pieno di svolte...
- Sapete che cosa penso? - osserv Bauducco.
- Che ci sia un percorso pi diretto, forse quello
ostruito dalla frana. Che probabilmente  stata
provocata dagli attentatori quando sono fuggiti.
- Infatti, - intervenne Cerfoglio, - sulla mappa
era segnato un percorso diretto, ma noi non l'abbiamo
trovato.
- A questo punto che si fa? - chiese Priscilla.
- Propongo di andarcene, - disse Bauducco.
- Non ci resta altro da fare. Ma usciti di qui avvertiremo
le autorit che esiste un passaggio segreto
per entrare in Duomo, e che ci costituisce un grave
pericolo. Lei, Cerfoglio, potrebbe scrivere un
articolo sul suo giornale.
- Lo far certamente. Ma adesso stiamo attenti
a questi gradini che sono tremendamente viscidi...
Ehi, occhio a quel forcone!
Ma non era per mancanza di riguardo che Bauducco
era andato a urtare con i rebbi del forcone
nel fondoschiena del giornalista. Era scivolato gi
per i gradini viscidi e li aveva fatti tutti col suo, di
fondoschiena, ritrovandosi alla fine coricato ai piedi
della scala. Cercando di mantenersi in equilibrio
aveva agitato un po' il forcone...
- Ti sei fatto male, Carmine? - chiese sollecita
Priscilla, mentre cercava di ripulirlo come poteva
dalla fanghiglia appiccicosa in cui era caduto.
- Non molto, anche se quei maledetti scalini li
ho contati tutti con la schiena. Per mi fa rabbia
quello l che se ne va come se niente fosse con il
mio elmetto in testa. E perch la mia torcia si 
spenta?
- Si sar rotta nella caduta. Vedi, il fil di ferro
che protegge la lampadina  tutto schiacciato. Probabilmente
ci sei finito sopra. Buttiamola via, cos
almeno hai una mano libera. Vienimi dietro: posso
fare luce con il mio elmetto anche per te.
- Grazie, Priscilla, meno male che ci sei tu. Per
quello l, potrei rimanere qui sotto per il resto dei
miei giorni... - Inutile dire che alludeva al giornalista.
- Muoviamoci, Carmine, altrimenti saremo in
due a finire i nostri giorni qui sotto: quello non si
 neppure fermato.
Infatti non si vedeva pi il lume di Cerfoglio: il
cunicolo era immerso nell'oscurit, e solo la lampada
di Priscilla guidava i loro passi esitanti.
Il professor Bauducco, tra un debole gemito e
l'altro, ch le ammaccature della caduta cominciavano
a farsi sentire, mormor:
- Se troviamo una biforcazione, e quello non si
 fermato ad aspettarci, che cosa facciamo?
Ma Cerfoglio li aspettava al primo bivio: ne videro
di lontano il chiarore del lume sull'elmetto.
- Finalmente! Cominciavo a pensare che vi avessero
mangiati i topi. Mi dia la sua lanterna, Bau-
ducco: devo esaminare la mappa.
Fu Priscilla a rispondere che la lanterna a mano
non c'era pi perch il professore l'aveva schiacciata
cadendoci sopra.
- E mi sono fatto anche male, - si affrett ad
aggiungere Carmine per prevenire i sarcasmi dell'altro.
Il quale si volt a guardarlo e, vedendolo tutto
infangato, si astenne da ogni commento. Tir fuori
di tasca la mappa e la consult alla luce sghemba
del suo elmetto.
- Cerfoglio, - intervenne Priscilla guardandosi
intorno, - da quella parte ci sono topi morti.
Dev'essere di l che venivano i due della mitraglietta.
- Giusto, - ammise il giornalista, - ed erano scesi
qua sotto dalla parte di via Sant'Ottavio... dicevano
cos, no? Quindi, se noi seguiamo questo
cunicolo, dovremmo venire fuori vicino al parcheggio.
Buon per lei, Bauducco, cos si infila subito
in macchina e nessuno la vede tutto imbrattato.
Carmine rispose con una specie di grugnito, ma
aveva pensato proprio la stessa cosa.
In quel momento sentirono delle voci che provenivano
dall'altro cunicolo, quello che evidentemente
portava all'Accademia delle Scienze. Non
fecero in tempo a nascondersi e si trovarono faccia
a faccia con due uomini equipaggiati come loro,
e che diressero le lampade degli elmetti sui loro
visi.
- E voi chi siete? - chiese uno degli sconosciuti,
con l'aria tranquilla di chi si sente a casa sua.
L'altro, molto pi alto, taceva.
- E voi? - chiese di rimando Cerfoglio, che non
sapeva che cosa rispondere.
- Siamo tecnici del Comune. Stiamo facendo un
sopralluogo nel sottosuolo - e rise dell'involontaria
battuta - in vista della costruzione di una linea
metropolitana.
- Noi siamo giornalisti, - disse Cerfoglio. - Dobbiamo
scrivere un articolo sui percorsi sotterranei
della citt, individuarli e descriverli. Ci  stato dato
questo incarico.
- Allora abbiamo pi o meno lo stesso compito, -
disse quello che aveva parlato prima. - Ma come
mai non ci siamo incontrati? In questi sotterranei
ci si incontra sempre tutti. Anche la signorina
 giornalista?
- Non proprio, - rispose Priscilla, - sono ricercatrice
universitaria -.Non disse in quale campo,
ma la risposta parve soddisfare i tecnici del Comune,
che non fecero altre domande.
- Forse non ci siamo incontrati, - spieg Cerfoglio,
- perch a questo incrocio ci siamo nascosti.
Voi venivate avanti sparando, e abbiamo avuto
paura. Vi abbiamo scambiati per ladri.
- Sparavamo ai topi. Siamo capitati per sbaglio
in una grossa tana di ratti, dalle parti del parcheggio
di via Sant'Ottavio, e abbiamo sparato per
non essere aggrediti.
- Oh, c' anche il rischio di essere aggrediti?
- Era la prima volta che Carmine Bauducco faceva
sentire la sua voce in quella conversazione, ed
era una voce esile e tremante.
- Perch, non  stato per difendersi dai topi che
si  ridotto in quello stato? - chiese ridendo il pi
basso dei due tecnici, quello che aveva sempre parlato,
accennando al fango che imbrattava Bauducco.
- Il nostro amico  scivolato gi per la scala che
porta alla botola del Duomo, e ora  un po' malconcio,
- spieg Cerfoglio.
- La botola del Duomo? - domand quello che
parlava. - Volete dire che c' una botola che da
questo sotterraneo porta in Duomo? - Pareva sinceramente
stupito.
A quel punto Priscilla, che non aveva mai distolto
lo sguardo dal pi alto dei due uomini, quello che
non aveva mai parlato, diede una gomitata a Cerfoglio
perch tacesse. Ma ormai era troppo tardi: i due
sconosciuti avevano drizzato le orecchie.
- E sapreste dirci dov' questa botola? - domand
sempre il pi basso.
Priscilla diede una nuova e pi forte gomitata al
giornalista, il quale parve capire che doveva essere
pi prudente.
- Qui, in fondo al cunicolo da cui veniamo, - rispose
evasivo, indicando quello interrotto dalla
frana.
I due si guardarono stupiti, poi quello che aveva
sostenuto la conversazione chiese sospettoso:
-  sicuro che la botola sia in quella direzione?
- Sicurissimo, - asser Cerfoglio avvertito da
una terza gomitata di Priscilla.
- Bene, - disse il tecnico del Comune, - questa
sera  troppo tardi. Sar meglio cercare l'uscita.
Se volete venire con noi...
- Con piacere, - accett il giornalista, - non vorremmo
trovarci anche noi in una tana di ratti.
Presero il cunicolo disseminato di topi morti,
poi svoltarono a destra.
- Ecco,  qui che ci siamo sbagliati e siamo finiti
in quella terribile tana. Per di qua invece dovremmo
arrivare all'uscita senza inconvenienti.
Proseguirono per alcune centinaia di metri, e finalmente
sentirono che il suolo sotto i loro piedi
saliva. E in breve si trovarono in uno scantinato.
- Ma  lo stesso palazzo dell'Antonelli da cui
siamo entrati! - esclam Cerfoglio. Infatti poco
dopo erano sul marciapiede di via Montebello.
Priscilla taceva, cercando di nascondere il viso
sotto l'elmetto. Alla luce del tramonto aveva riconosciuto
nel pi alto dei due sedicenti tecnici lo
straniero dell'Accademia delle Scienze. E aveva
l'impressione che lui avesse riconosciuto lei.
I due uomini si accomiatarono e se ne andarono
per la loro strada.
- Carmine! - esclam Priscilla appena si furono
allontanati. - Quelli non erano tecnici del Comune!
Ho riconosciuto il pi alto. Non ha aperto
bocca per non rivelare il suo accento francese,
 lo straniero che ha portato la mappa all'Accademia
delle Scienze! - Priscilla non riusciva a dominare
la sua agitazione. - Ho visto i suoi occhi
che mi fissavano... deve avermi riconosciuta anche
lui.
-  per quello che mi prendevi a gomitate! - comprese
finalmente Cerfoglio.
- Per farti tacere: gli stavi indicando il posto
esatto della botola...
Carmine Bauducco contemplava il cielo: aveva
scoperto una sottile falce di luna nell'azzurro pallido
del tramonto e stava per indicarla a Priscilla.
Le parole di lei lo riportarono brutalmente alla
realt.
- Ma allora Priscilla  in pericolo! - intervenne,
con un braccio ancora alzato e un dito puntato
verso il cielo, e fu preso da una frenetica angoscia.
- Perch? - stava chiedendo Cerfoglio con aria
distratta, quando una grossa automobile nera,
giungendo in velocit su di loro, rischi di investirli.
Si scansarono urlando, mentre la macchina
si bloccava e ripartiva velocemente. Quando si
riebbero dallo spavento, Priscilla era sparita.
 
Capitolo 22.
Il rapimento.

- Cerfoglio! - grid Carmine agitatissimo. - Priscilla
 stata rapita! Da quelli della macchina che
ha cercato di investirci!
- Rapita? E perch? Diamo un'occhiata nel portone
da cui siamo usciti, forse si  messa al riparo
l dentro.
- Le dico che  stata rapita, e io so anche perch.
Ma adesso non ho tempo di spiegarglielo. Chiamiamo
la polizia. Ha un cellulare?
Il giornalista tir fuori dalla sua giacca a vento
il cellulare e fece il numero del commissariato di
via Verdi, che era il pi vicino e in cui era conosciuto
per il suo lavoro. Il commissario non c'era,
ma due agenti risposero alla chiamata e dissero che
sarebbero partiti all'istante.
- Presto, - disse Cerfoglio, - butti il forcone in
quel cassonetto l, altrimenti ci tocca dare spiegazioni
e perdiamo tempo -. Il professor Bauducco
si era appena liberato del forcone, e Cerfoglio aveva
nascosto il casco nella giacca a vento, quando
giunse la gazzella della polizia.
I due non diedero agli agenti il tempo di scendere,
balzarono in macchina e fecero segno di partire
in direzione di via Po.
- Allora, che  successo? - chiese uno degli
agenti.
-  stata rapita una ragazza! - grid Bauducco.
- Abbiamo buoni motivi per pensare che l'abbiano
portata all'Accademia delle Scienze.
- All'Accademia delle Scienze? Ma a quest'ora
 chiusa. Di sicuro non c' nessuno.
- Si sbaglia. In quel palazzo si tengono riunioni
segrete.  un covo di cospiratori.
- Mi scusi, ma come pu fare un'affermazione
simile? Guardi che ha detto una cosa molto grave,
una vera e propria accusa.
- Le spiegher tutto pi tardi. Ora se vogliamo
salvare quella ragazza dobbiamo precedere i rapitori.
 l'unica pista che abbiamo.
Arrivarono all'Accademia delle Scienze. Tutto
era buio, e il portone ovviamente sbarrato. Gli
agenti scesero dall'auto e guardarono la severa facciata
senza sapere che cosa fare. Bauducco si precipit
al campanello della porticina accanto all'ingresso
e, mentre un agente cercava invano di impedirglielo,
disse al citofono:
- Presto, aprite, polizia! Vogliamo solo un'informazione!
- Signore! Ma che cosa fa? - L'agente tentava
ancora di trattenere Bauducco. - La polizia siamo
noi, che cosa crede di fare?
Nel frattempo, il custode era sceso con il mazzo
delle chiavi in mano, e guardava interdetto il
piccolo uomo che si divincolava dalla stretta del
poliziotto urlando: - Presto! Aprite il portone! 
questione di vita o di morte, hanno rapito una ragazza!
Dev'essere l dentro!
L'agente si strinse nelle spalle e fece cenno al
custode di aprire il portone, mentre l'altro poliziotto
chiedeva al giornalista:
- Ma chi  quest'uomo? Un pazzo?
- Pazzo no, - rispose Cerfoglio, pur non rendendosi
conto fino in fondo di quello che accadeva.
- Forse un po' esaltato. Per  vero che  stata
rapita una ragazza. Era con noi... lui deve sapere
che cosa c'entra questo posto.
Il portone era stato aperto. Dall'uscio in cima
alla scala filtrava una lama di luce.
- Strano, - mormor un agente, - se non c'
nessuno, hanno dimenticato la luce accesa.
- Impossibile. Quando chiudo il portone stacco
la corrente... - stava dicendo il custode, ma l'altro
lo zitt con un dito sulla bocca e gli fece cenno
di aprire piano piano l'uscio, senza far rumore. In
segreteria non c'era nessuno, ma Bauducco si diresse
a grandi passi verso la pesante porta della sala
delle riunioni segrete. Non era chiusa a chiave.
Carmine la spinse dolcemente, tir da parte il tendone
di cuoio, e tutti si trovarono di fronte a uno
spettacolo inatteso. Due uomini, il francese e uno
sconosciuto, tenevano sotto la mira delle loro pistole
Priscilla, che sedeva immobile al tavolo ovale.
Al rumore della porta che si apriva, i due si girarono
verso i nuovi venuti. Fu un attimo: la ragazza
si gett sotto il tavolo, gli agenti puntarono
le pistole sui due uomini e quelli si lasciarono disarmare
senza opporre resistenza.
 
Capitolo 23.
In commissariato.

- Priscilla! - grid Bauducco, gettandosi sotto
il tavolo e prendendo le mani della ragazza. - Sei
ferita? Come stai? Ti hanno fatto del male?
- Sto benissimo, Carmine, non mi hanno fatto
niente, non ne hanno avuto il tempo. Ma se non
foste arrivati voi...
Mentre gli agenti disarmavano e ammanettavano
i due uomini, Carmine e Priscilla uscirono carponi
di sotto il tavolo ovale.
- Sei stata bravissima a buttarti per terra, - diceva
lui, spolverandole con le mani la tuta, - ma
che volevano da te? Perch ti tenevano sotto tiro?
- Dopo, Carmine, lasciami riprendere fiato, - rispose
lei ancora ansante. - Non  stato piacevole
ritrovarsi in macchina con due rapitori. E uno, come
vedi,  il francese che abbiamo incontrato nel
sottosuolo. L'altro non so chi sia. Per penso si
tratti del capo di questa congiura, quello che chiamano
il Professore.
Intanto gli agenti, dopo aver allertato una seconda
auto della polizia, si erano avviati verso
l'uscita con i due uomini fermati. Bauducco, Priscilla
e Cerfoglio li seguirono. Quando il custode
vide in manette il personaggio che stava insieme
al francese, mormor pieno di stupore:
- Ma professore...
L'altro non lo degn di uno sguardo e tir dritto
tutto impettito.
Giunto al distretto di via Verdi, il gruppetto
trov il commissario gi seduto alla sua scrivania:
lo avevano avvertito subito ed egli si era precipitato
in ufficio, interrompendo la cena con la famiglia.
Tutti i nuovi arrivati declinarono le loro
generalit. Il Professore risult essere un socio
dell'Accademia tra i pi anziani e rispettabili, autorevole
personalit del mondo culturale torinese.
Quando fu il suo turno, il francese ebbe una lieve
esitazione; poi pronunci con aria di sfida il suo
nome: Francis Charnay.
A quel nome Carmine e Priscilla sussultarono.
- Il templare! - esclamarono contemporaneamente.
L'uomo ebbe un sorriso sprezzante.
- S, signori, - riconobbe, inchinandosi leggermente
verso di loro. - Sono uno dei Nuovi Templari.
Discendo da quella Margherita di Charnay
che, accecata dalla passione per il duca Ludovico
di Savoia, gli fece dono della pi preziosa reliquia
esistente in terra di Francia, alienandola per sempre
quando i Savoia scelsero di diventare una dinastia
italiana.
- E con questo? - intervenne il commissario
che, all'oscuro della storia della Sindone, non aveva
capito il senso di quel discorso.
Bauducco gli spieg il progetto dei Nuovi Templari
di riportare la reliquia in Francia, e forse tenerla
occultata nel castello dei Charnay.
- Ma che cos' questa reliquia che sta tanto a
cuore ai Templari?
- La Sindone! - esclam Bauducco.
- La Sindone? O perbacco! - Il commissario era
sbalordito. - E i Nuovi Templari vorrebbero rubare
la Sindone? So che sono associati alla massoneria,
o almeno questa  la voce che corre. Il
commissario voleva dimostrare di essere a conoscenza
della situazione. - Ma perch hanno rapito
la... - sfogli tra le carte per trovarne il nome
-... la dottoressa Pampieri?
Bauducco allora raccont la storia della mappa,
sorvolando per prudenza sul modo in cui ne erano
venuti in possesso, della ricerca nel sottosuolo di
Torino, della scoperta di una botola che immetteva
all'interno del Duomo, dell'incontro con i sedicenti
tecnici del Comune, uno dei quali era il
templare, di come costui avesse riconosciuto Priscilla
e l'avesse fatta rapire perch rivelasse l'esatta
posizione della botola, che loro avevano trovato
e i falsi tecnici no.
- Lei sta parlando di due persone che avreste incontrato
nei sotterranei, - riepilog il commissario.
- Una era il signore francese qui presente, e
l'altra? Era forse il Professore?
- Non dica sciocchezze! - rispose offeso il Professore.
- Crede veramente che sarei andato a infangarmi
le scarpe, e non solo quelle, - e guardava
con sprezzo Carmine Bauducco ancora tutto
sporco di mota, - in quei cunicoli pieni di topi?
A quelle parole intervenne il templare, risentito:
- Professore, io ci sono sceso nel sottosuolo, e
non credo di valere meno di lei -. Poi, rivolto al
commissario: - Dir io, signore, chi era l'altro uomo
E fece il nome di un socio dell'Accademia
delle Scienze noto per i suoi stretti rapporti con la
Curia vescovile. Tutti stupirono al suono di quel
nome; il commissario ne prese nota e ordin di
metterlo a verbale. Quindi ritenne di doversi complimentare
con Priscilla:
- Lei ha avuto un bel coraggio, dottoressa! Davvero
un bel coraggio.
- Veramente ho avuto una bella paura, - corresse
Priscilla. - Il pi minaccioso era proprio quel
vecchietto, - e indic il Professore. -  un templare
anche lui?
Non era un templare, ma il gran maestro di una
loggia massonica che aveva fatto suo il progetto
dei Templari di rubare la Sindone dal Duomo di
Torino. Dall'interrogatorio dei due uomini, subito
arrestati con l'imputazione di sequestro di persona
e minaccia a mano armata, risult infatti che
da tempo quella setta tentava di impadronirsi della
reliquia, e forse proprio ad essa era da attribuire
l'incendio della cappella del Guarini. Risult anche
che, la notte dell'incendio, Francois Charnay era
in Francia e non poteva aver preso parte all'attentato.
Era invece il Professore a costituire, gi
allora, il centro della congiura; ed era stato lui a
progettare di dar fuoco alla cappella per lasciar credere
che la Sindone fosse stata distrutta nell'incendio.
A quel punto si vide Bauducco balzare in piedi
e gettarsi addosso al gran maestro, stringendogli il
collo nella morsa delle mani. L'aggredito url; gli
agenti immobilizzarono l'aggressore e con buone
maniere lo fecero sedere al suo posto, e siccome
Carmine non accennava a calmarsi gli assicurarono
che, se si fosse provata la colpevolezza del Professore,
la giustizia avrebbe fatto il suo corso.
- Ma la giustizia potr mai restituirci la cupola
del Guarini? La magia dei giochi di luce che la rendevano
unica al mondo?
- Di quale magia parla? - chiese il commissario,
che non era mai stato nella cappella della Sindone.
Intervenne Ciro Cerfoglio a spiegare che il professor
Bauducco era un grande ammiratore delle
architetture di Guarino Guarini e, in particolare,
di quella cupola; intanto, con gesti e sguardi faceva
intendere che il pover'uomo era un po' fissato.
Verbalizzata ogni cosa, tranne il tentativo di aggressione
del professor Bauducco e la spiegazione
del giornalista, e firmati i verbali, i tre compagni
furono accompagnati ciascuno alla propria abitazione,
perch ormai era notte fonda.
Carmine Bauducco quella notte dorm malissimo,
anzi, non dorm per niente.
 
Capitolo 24.
L'articolo di Ciro Cerfoglio.

Due giorni dopo apparve sul maggior quotidiano
torinese un lungo articolo di Ciro Cerfoglio dal
titolo inquietante: Allarme per la Curia vescovile e
le autorit cittadine, seguito da un sottotitolo ancora
pi allarmante: Scoperto nel sottosuolo un
passaggio che immette in Duomo. Nuovamente a
rischio la Sacra Sindone?
Fu Priscilla a portare l'articolo al professor Bauducco.
Glielo sbandier sulla scrivania, riempiendola
tutta di carta stampata e, picchiandoci sopra
il palmo aperto, esclam:
- Carmine, guarda qui. L'amico ha pubblicato
l'articolo. Come aveva promesso, mette in allarme
Curia e autorit comunali, e fin qui tutto bene. Ma
di noi due neanche una parola. Come se avesse fatto
tutto da solo. Non una parola su come noi ci siamo
procurati la mappa del sottosuolo, o su come tu
ne hai scoperto l'esistenza. Neppure sui due tizi
che giravano sparando con una mitraglietta. Neppure
sul mio rapimento! Su come sono stata liberata
per tua iniziativa. Lui  il solo eroe in questa
impresa! Che impostore! - Priscilla era furente.
Carmine diede un'occhiata al lungo articolo del
quotidiano, poi alz gli occhi in volto alla ragazza.
- Pu darsi che rapimento ed esistenza della setta
segreta siano ancora coperti dal segreto istruttorio, -
disse, - che siano ancora oggetto di indagini.
Certo si  preso tutto il merito della spedizione nel
sottosuolo... come giornalista questa impresa pu
essergli utile. In fondo noi, come studiosi, che cosa
ci rimettiamo? Una dubbia pubblicit: Docenti
universitari assaliti dai topi nei sotterranei della
citt; uno di loro scivola gi per una scala scavata
nella terra e la fa tutta col fondoschiena... a proposito:
sai che sono ancora tutto indolenzito?
- Passando in farmacia ti ho comperato un gel
per gli ematomi: spalmatelo prima di andare a letto,
stasera -. La ragazza parlava con tono piuttosto
asciutto: l'arrendevolezza del suo amico non le
andava a genio.
- Priscilla, ci che pi mi dispiace  che non parli
del tuo rapimento, della parte importante che tu
hai avuto in questa avventura, del pericolo che hai
corso, e del coraggio che hai dimostrato quando ti
sei buttata sotto il tavolo. Ma che cosa vuoi farci?
Forse la verit verr fuori quando la polizia avr
completato le indagini e potr renderle pubbliche.
Speriamo. Per ora accontentiamoci, se possiamo,
di evitare nuovi rischi alla Sindone. Avrei voluto
strangolare con le mie mani quel gran maestro del
cavolo, che certamente  colpevole di aver suggerito
l'incendio. Purtroppo me l'hanno impedito.
- Saresti finito in galera, Carmine, e io non
avrei potuto vederti che attraverso le sbarre.
Avremmo avuto la nostra parte di notoriet, ma
l'avremmo pagata cara. Forse  meglio cos.
- E sai che cosa facciamo adesso? - Carmine
guard l'orologio. - Sono le cinque, l'ora ideale
per andare a goderci la serata in Langa, nella piola
dove sono stato con Camilla e Napoleone. Ne
ho un ricordo orrendo. Con te sar molto meglio.
- Perch? - chiese Priscilla civettando.
- Perch non sei vegetariana e non hai un cane
di nome Napoleone, che quando mi vede pregusta
il sapore dei miei polpacci.
Qualche ora pi tardi i due amici erano affacciati
al Belvedere della Morra, e chiacchieravano
facendo spaziare lo sguardo sui vigneti che declinavano
verso il Tanaro: potati di recente, gi mettevano
i primi grossi germogli. Presto si sarebbero
formati dei grappoli.
- Con che cosa cominciamo, Priscilla?
- Direi con un'insalata di carne cruda, condita
con olio e limone soltanto.
- Niente tartufo?
- Non  stagione, Carmine. Siamo in primavera,
non in autunno.
- Tu non sai, Priscilla mia, di che cosa sono capaci
qui nell'Albese, per conservare i tartufi. Nell'olio
d'oliva, tanto per dirne una.
- Bene. Se  cos li vorrei anche sui tagliolini al
burro. Ma andiamo con ordine. Allora, per cominciare
salame crudo e cotto e fettine di lardo
con pepe nero. Poi carne cruda con tartufi, vol-auvent
con fonduta, e tartufi naturalmente, peperoni
in bagna cauda, acciughe al verde, poi...
- Non dire altro, Priscilla, svengo dall'appetito -.
Presa sottobraccio la sua amica, Carmine si
avvi verso la trattoria. - E come vino? Arneis per
aperitivo e barbera per dopo, va bene? - Si interruppe
per un'idea improvvisa: - E un'insalata di
porcini crudi? Porcini di primavera? Porcini di
faggio scuri come i tuoi occhi, Priscilla?
La ragazza rise: - E se avessero solo porcini di
castagno? Sai che sono pi chiari.
- Pazienza! Li manger guardando te negli occhi, -
concluse Carmine, cingendole la vita con un
braccio.
Erano arrivati alla porta della trattoria, e gi di
lontano li colp un acuto profumo di erbe aromatiche.
Si fermarono annusando attenti.
- Che cosa pensi che stiano cucinando? - chiese
Priscilla, sempre allacciata a Carmine.
- Potrebbe essere stufato di maiale, ma ho qualche
dubbio. C' un aroma estraneo allo stufato di
maiale.
- S, hai ragione, lo sento anch'io.
- Sai che ti dico? - Carmine si sofferm ancora
ad annusare. - Questo  ginepro! E sai dove si
mettono le bacche di ginepro?
- Nello stufato di cinghiale! - grid Priscilla,
tutta contenta di prevenire la risposta che il professore
aveva gi pronta.
Sempre abbracciati entrarono nel ristorante, che
li accolse tra i suoi tepidi effluvi gastronomici.
 
Capitolo 25.
Il valoroso giornalista.

Era presto per la cena, e si sedettero a un tavolo 
nella sala ancora deserta. Si fecero portare una
bottiglia di arneis e guardarono distrattamente le
immagini che scorrevano sul televisore acceso. Insieme
al vino giunsero sul loro tavolo un vassoio
di affettati e un cestino di pane e grissini fatti a
mano, quelli che in Piemonte si chiamano rubat.
Mentre allungavano le mani verso vassoio
e grissini, i loro occhi furono attirati da una faccia
conosciuta che era apparsa sullo schermo. La guardarono
attentamente, ben inquadrata in primo piano
dalla telecamera.
- Ecco il valoroso giornalista che ha scoperto
l'ingresso segreto nel Duomo, - stava spiegando il
commentatore. - Complimenti, dottor Cerfoglio!
Vuol dirci qualche cosa della sua avventura?
Ai due amici, seduti a tavola e intenti agli antipasti,
caddero le fette di salame nel piatto!
- Carmine, hai visto quello? Che impostore! -
esclam Priscilla al colmo dello sbalordimento.
-  arrivato in televisione! Vedrai che racconta
di aver fatto tutto da solo.
Carmine non disse nulla: era rimasto senza parole.
Guardava allucinato Ciro Cerfoglio che, al
centro del video, faceva la ruota come un pavone.
Riprese dal piatto la fetta di salame che gli era caduta
e, meccanicamente, ne tolse la pelle e se la
ficc in bocca, gettando il salame. Mentre masticava
di mala voglia, l'intervistatore chiese al giornalista:
- Ma veramente, dottor Cerfoglio, lei ha affrontato
da solo questa impresa? Si  avventurato da solo
nei labirinti sotterranei di Torino? Non ha avuto
paura di smarrirsi o di essere assalito dai ratti?
Mentre ascoltava Cerfoglio vantarsi che un
buon cronista non deve aver paura di niente, e
meno che mai dei topi, Carmine sput disgustato
la pelle del salame nel piatto e chiam la padrona:
- Signora Tina, questo salame  rancido. Perch
ci tratta cos male?
L'interpellata gett uno sguardo al piatto del
professore e scoppi a ridere di cuore.
- Professore, da quando in qua lei mangia le pelli 
e butta via il salame?
Una sonora risata di Priscilla, che non si era accorta
dell'errore del suo amico, ristabil il normale
ordine delle cose: distolse Carmine dalla sua
trance televisiva e chiar l'increscioso incidente
che gli era occorso. La signora Tina torn con il
vassoio della carne cruda, ricoperta da una leggera
nuvola di sottili fettine di tartufo, e lo pos al
centro del tavolo.
- Professore, non si lasci distrarre dalle stupidaggini
della tiv, - disse. - Si concentri su questa
insalatina, piuttosto. Anzi, adesso spengo, tanto
fanno vedere solo catastrofi o scemenze -. E
spense il televisore.
Il profumo del tartufo bianco di Alba richiam
alla realt il professor Bauducco che, con il volto
illuminato da un ampio sorriso, porse il piatto alla
sua commensale perch si servisse.
- Sai che cosa ti dico, Priscilla? Non me ne importa
niente di quel becero di Cerfoglio, - esclam.
- Si prenda pure tutto il merito lui, noi ci consoliamo
con questi piccoli piaceri, non  vero? E poi
pu darsi che tutto il chiasso che quello fa intorno
alla sua, cio nostra, scoperta serva a mettere
le autorit sull'avviso dei rischi che corre la Sindone.
In fondo, questo  l'importante. D'altra parte,
la cupola del Guarini ormai  perduta, e bisogna
rassegnarsi.
- Che cosa vuoi farci, Carmine, accade tutto indipendentemente
dalla nostra volont. Per il nostro
libero arbitrio lo spazio  minimo.
Carmine guard Priscilla, sorpreso da quel discorso
filosofeggiante ed eccessivamente rinunciatario
per il suo temperamento. La consider a
lungo pensoso, poi esclam:
- Eh no, Priscilla! Uno spazio c' per il nostro
libero arbitrio -. E volgendosi verso la cucina,
chiam: - Signora Tina! Venga qui per favore.
A quel richiamo gentile e appassionato la padrona
arriv e si ferm sorridendo accanto al tavolo
dei due amici, in silenzio, attendendo le parole
del professore.
- Signora Tina, questa insalatina al tartufo bianco
non potrebbe essere pi buona. I miei complimenti!
Quello che ora le chieder forse la stupir,
ma la prego di accontentarmi, se pu. E io so che
pu -. Fece una pausa e guard la sua interlocutrice.
Gli occhi della signora Tina gi ridevano
nell'attesa. - Nei tagliolini al burro che ci porter
tra poco, e le raccomando di ritirarli appena avranno
toccato l'acqua bollente, ci sfogli sopra qualche
ricciolo di tartufo nero invece di quello bianco. Le
parr strano, ma su quel piatto preferisco il sapore
deciso del tartufo nero.  pi rustico, pi terragno -.
Si rivolse a Priscilla. - Sai, sono magnifici
tutti e due, ma non si possono confrontare. 
come quando metti accanto una Madonna di Giotto
e una di Simone Martini: ci sono momenti in
cui sei pi in sintonia con l'una, e momenti in cui
pi chiaramente ti parla al cuore l'altra. Cos  il
tartufo: il bianco ha la delicata eleganza di Simone
Martini, il nero il messaggio forte della pittura
di Giotto.
Tacque e guard le due donne. Priscilla taceva,
cercando di nascondere la sua commozione; la signora
Tina invece rise apertamente:
- Io non so chi sono questi signori che il professore
ha paragonato ai tartufi, per devo riconoscere
che ha un palato sopraffino. Pensate che,
quando le prepariamo per noi, sulle tagliatelle mettiamo
sempre il tartufo nero -. Cos dicendo spar
in cucina, tra gli effluvi che salivano dai suoi tegami.
Profumi che anche nei momenti di pi nera delusione
sanno consolare l'animo e aprirlo alla speranza.
...
.
...
FINE.